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«Paletti stringenti Venti posti riservati alle forze armate»

«Paletti stringenti Venti posti riservati alle forze armate»

Prevale il pessimismo tra gli aspiranti di ogni età e ceto Dai coniugi disoccupati con tre figli al malato di leucemia

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REGGIO EMILIA. «Parametri troppo stringenti, non ho molte possibilità. Ma proviamo anche questa». È il refrain dei candidati al concorsone, tutti abbastanza sfiduciati sulla possibilità di riuscire a entrare in graduatoria, visti i requisiti che assegnano punteggi alti a chi ha una lunga disoccupazione alle spalle e un reddito Isee da fame.

Non stupisce che i partecipanti abbiano spesso una situazione di grave difficoltà economica. Come Giuliano Iembo, 39 anni, calabrese da decenni in Emilia: «Partecipo per assicurare un reddito alla mia famiglia e per avere qualcosa da fare. Fino al 2002 facevo il manovale nei cantieri, poi lavoretti negli autolavaggi. Non ho una pensione d’invalidità, nonostante sia disabile: è mio fratello a mantenermi, ma non si può continuare così».

Sono venuti insieme i coniugi Angelo Sgueglia e Annunziata Albano, entrambi 38enni, marito e moglie con tre figli e nessun lavoro. «Speriamo che sia la volta buona perché è davvero difficile trovare un’occupazione a tempo indeterminato – dichiara lui –. Io lavoravo in un’azienda che ha chiuso, mia moglie in una ditta che ha venduto ad altra società e quest’ultima ha ridotto il personale. Abbiamo un Isee davvero basso e questo ci ha indotto a tentare».

È disoccupata da un anno Veronica Franciamore, 40 anni di Sassuolo. «Nell’ultimo anno ho trovato solo lavori saltuari, più che altro nella grande distribuzione, ma alla mia età vorrei stabilità. Non credo che sarò ammessa al colloquio: a mio avviso, ci sono troppi posti riservati alle forze armate». Un’amica che l’accompagna, senza partecipare, batte su questo tasto: «Sottraendo le forze armate, i posti reali sono venti e qui ci sono duemila persone: è una vergogna, sembra di essere al sud».

È dello stesso parere Salvatore Mandile, 38 anni, che non ha ancora capito se il suo caso possa rientrare nella categoria forze armate. «Un tempo valeva il vecchio servizio militare, poi la normativa è cambiata più volte. Io ho fatto il volontario di ferma breve annuale: ho chiesto all’addetto alla compilazione del modulo se quella esperienza sia considerata valida, mi ha risposto in malo modo che non lo sapeva». Mandile è un OSS, un operatore sociosanitario che lavora al Santa Maria Nuova: «Ci rinnovano il contratto di sei mesi in sei mesi, perché per entrare in pianta stabile occorre attendere il concorso. In questo bando ho poche speranze, proprio perché lavoro. Nel frattempo il desiderio di sposarmi e di formare una famiglia è diventato per me la priorità: ma se non hai un impiego stabile la banca ti nega il mutuo. Perciò sarei disposto a tutto».

L’amico Giuseppe Toscano, 33 anni, è un laureato disoccupato con ancor meno speranze di Salvatore, a causa della giovane età. «Mi sono laureato infermiere nel novembre scorso: essendo senza lavoro, ho chiesto se mi conveniva partecipare. Mi è stato risposto: “Prova per toglierti il dubbio, ma sei troppo giovane e non indigente”. Così sono venuto, giusto per non lasciare nulla di intentato».

C’è chi ha una terribile storia alle spalle: come Pietro Steluto, 52 anni, uscito dall’occupazione cinque anni fa per fallimento della ditta, seguito dalla diagnosi di leucemia. «Il trapianto è andato bene, ma sono stato fuori troppo tempo. Sono stato congedato da militare nel 1986, spero nei posti riservati».

Pietro ha convinto una delle sue due figlie, Alexia di 19 anni, a partecipare a sua volta. «Dopo il diploma sto lavorando come cameriera in una pizzeria, ma non voglio fermarmi lì – dichiara la ragazza –. Vorrei continuare gli studi e andare all’università: mi serve un reddito e sono disposta a sacrificarmi».

Controcorrente – nel senso che è ottimista – Cristina Mari, 52enne disoccupata. «Da diversi anni trovo lavori saltuari tramite il Centro per l’Impiego: di solito a chiamata per 4 mesi nel pubblico. Per me partecipare a questi concorsi è utile, anche se la precedenza va a chi è più bisognoso: è giusto così».

Tra le poche reggiane, Barbara Delmonte, 47 anni, alla prese con un difficile rientro nel mercato del lavoro.

«Ero dipendente di una ditta di disinfettanti, con un contratto a tempo non rinnovato. Da luglio dell’anno scorso sono disoccupata: ho fatto parecchi colloqui, ma non si trova nulla. Sono separata con una figlia, tra un mese scadrà l’indennità di disoccupazione e vivo con l’ansia di non ricollocarmi. È la prima volta che partecipo a un concorso pubblico: non immaginavo così tanta gente». (am.p.)

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