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Ancora dubbi su Poiatica non si sa nulla dello studio

di Adriano Arati
Ancora dubbi su Poiatica non si sa nulla dello studio

Carpineti: all’assemblea di Valestra riemerge la preoccupazione dei cittadini Da più di un anno la Regione deve pronunciarsi su come chiudere l’invaso

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CARPINETI. Ancora dubbi su Poiatica. Nel corso della riunione dei giorni scorsi a Valestra, molte domande sono state poste su un tema sempre caldo nella vallata: il futuro della discarica di Poiatica. Da tre anni non viene usata, ma il sito andrà messo in sicurezza e chiuso. Fra le ipotesi emerse per questa procedura c’è l’utilizzo di cosiddetti “rifiuti speciali”, soluzione che spaventa parecchio chi da tempo si batte contro Poiatica.

Da oltre un anno c’è un ballo uno studio commissionato dall’Atesir all’università di Bologna su mandato della Regione; ma questo progetto non è mai stato presentato pubblicamente, come più volte richiesto, e l’assenza di certezze genera timori. Anche perché nello studio una delle strade indicate è proprio quello di chiudere l’invaso creato artificialmente a Poiatica con i rifiuti speciali: la quantità necessaria supererebbe gli 800 mila metri cubi.

Dopo le domande dei residenti, è intervenuto per rispondere il sindaco Tiziano Borghi, che ha ribadito che le amministrazioni comunali dell’Unione dei Comuni e della provincia si sono già politicamente espresse contro la riapertura di Poiatica. Per il primo cittadino, questa è una garanzia nei confronti di sgradevoli sorprese. Borghi ha citato alcuni recenti successi locali, come il premio ricevuto dalla latteria di Valestra per il miglior formaggio del mondo ottenuto da latte crudo, per ricordare come la vallata non sia solo contenitore di negatività. Nella zona permane però qualche timore al riguardo, mai completamente sopito, neppure dopo la chiusura da parte di Iren. Chiusura arrivata nel 2015 dopo tanti anni di polemiche, allarmi e discussioni. La fiamma si era riaccesa nel gennaio 2014 quando tre parroci della zona, fra cui quello di Cavola, don Raimondo Zanelli, avevano scritto una lettera collettiva in cui parlavano dei danni alla popolazione e all’ambiente causati dalla presenza della discarica di Colombaia, nella vallata del Secchia.

Nel mezzo della discussione ci sono stati tanti scambi di accuse sulle corrette modalità di lavorazione all’interno dell’impianto, con lunghissimi strascichi politici.

L’interruzione del conferimento rifiuti non ha placato gli animi, anche perché da subito sono uscite ipotesi di riempimento dell’ex cava con l’utilizzo di altri rifiuti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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