Gazzetta di Reggio

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Droga in casa, il prof sospeso da scuola

di Enrico Lorenzo Tidona
Droga in casa, il prof sospeso da scuola

«Non spaccio, la marijuana me la coltivo da solo». Il giudice lo rimette in libertà. L’ufficio scolastico avvia la procedura

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MONTAGNA. Pochi mesi fa gli era arrivata la tanto agognata lettera del ministero dell’Istruzione che gli comunicava la stabilizzazione in ruolo dopo 11 anni da insegnante precario. Un traguardo che rischia di sfumare per il professore 53enne di educazione fisica trovato dai carabinieri con mezzo chilo di marijuana in casa. «Non spaccio, quella droga me la sono coltivata io nel torrente Secchiello», ha affermato «il prof», nome con il quale era stato indicato anche da un testimone durante le indagini.

Ieri l’indagato è comparso in aula, difeso dall’avvocato Alessandro Conti, per sottoporsi alla valutazione del caso da parte del giudice Sarah Iusto, che ne ha convalidato l’arresto rimettendolo poi in libertà – con obbligo di firma tre volte alla settimana – in attesa del processo per detenzione al fine dello spaccio. Libero quindi, ma impossibilitato a tornare a scuola, secondo quanto abbiamo appreso in queste ore. L’arresto ha portato all’avvio di una procedura disciplinare in capo all’ufficio scolastico regionale per sospenderlo dall’incarico. La pronta liberazione non gli permetterà comunque di tornare a insegnare, avverte la dirigenza scolastica. Il suo destino professionale, infatti, dovrà essere valutato per stabilirne se mantenerlo in ruolo o licenziarlo. «Ho il vizio di fumare marijuana, ma questo non ha nulla a che fare con la scuola e il mio lavoro», ha detto senza remore il professore, che insegna in due scuole della montagna reggiana, rivolgendosi al giudice. «I miei studenti non hanno mai saputo che faccio uso di marijuana», ha ribadito, tenendo separati i due “capitoli” della sua vita. Per la scuola, si tratta di un docente corretto con allievi e colleghi, che l’hanno visto andare via dall’istituto assieme ai carabinieri andati a prenderlo al lavoro.

A pesare è l’accusa di spaccio, oltre al quantitativo di marijuana scovato tra l’abitazione in cui è domiciliato, sul crinale appenninico, e la casa di residenza, che si trova a Reggio Emilia. Nella prima abitazione i militari hanno rinvenuto all’interno di un mobile della cucina un borsello contenente un involucro in cellophane trasparente termosaldato con 121 grammi di marjiuana e un bilancino di precisione. Ma il grosso dello stupefacente era nella cucina della casa di Reggio, dove è scattata la seconda perquisizione domiciliare: una busta in cellophane, trovata aperta, contenente marijuana per circa 112 grammi e un astuccio con tre palline di marijuana compressa, del peso complessivo di 3 grammi. Nell’armadio della camera da letto, poi, sono spuntate altre due buste di cellophane con marijuana per 121 e 114 grammi. Tanto è bastato per far scattare l’arresto del docente con la pesantissima accusa. Il professore ha detto al giudice che la droga coltivata aveva reso poco più di mezzo chilo e che piccole quantità le aveva regalate ad alcuni conoscenti. Fatti che verranno poi portati al processo, che sarà celebrato il 29 marzo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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