Gazzetta di Reggio

Reggio

La politica? Assente per malattia

Stefano Scansani
La politica? Assente per malattia

L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani, sul vuoto della politica rispetto al male che tutti vedono e nessuno cura: il lavoro che non c’è

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Mettete a confronto il deserto di contenuti di questa campagna elettorale con la folla che giovedì mattina a Reggio Emilia ha invaso via Guasco e converrete che il Paese è a rischio. Al concorso per 32 posti per collaboratore ai servizi scolastici indetto dal Comune capoluogo hanno partecipato duemila aspiranti.

Una sproporzione tragica. Un segno del male che tutti vedono e nessuno cura: il lavoro che non c’è. Concentrata e nevrotizzata dalle ultime settimane di propaganda, la politica non vede, o probabilmente non sa di questa depressione che riguarda la generazione (tutta) che succede alla stagione del benessere.

La mia è una constatazione elementare, ma non populista. Riguarda un’emergenza dalla quale una moltitudine di leader e candidati premier se l’è svignata. Perché, per affrontarla, servono degli statisti.

Bastava attraversare la gente in coda in via Guasco per captare il formidabile distacco dai venti minuti cronometrati e quotati che ogni telegiornale dedica ai partiti e alle loro sortite quotidiane. Per convincersi dell’insopportabilità dei confronti che saltabeccano dal cabaret alla fantascienza, dalla crescita dello zero virgola alle pagelle del benessere.

Bastava passare a fianco del PalaBigi per sentire-vedere, comprendere il disamore e la delusione dei ragazzi che, a differenza dei partiti, non si scinde, ma s’ammassa. È imponente.

Il tentativo di duemila giovani di provare a fare i bidelli (pure loro sono importanti) è un segno di speranza se si immagina il santuario della Ghiara, poco più in là, come il luogo dei miracoli. Oppure è stata la rappresentazione del mondo reale rispetto alle inaudibili sciocchezze o abnormità sparate dalle élite politiche.

Scrivo convintamente élite perché la loro spedizione a Montecitorio e a Palazzo Madama dipende da noi parzialmente, cioè da un sistema elettorale-trappola finalizzato per prima cosa a una estesa e calcolata riconferma. Dei poteri e delle ignoranze (d’élite).

La smemoratezza degli elettori si sposa con quella programmata e calcolata di molti, troppi politici ricandidati o aspiranti premier. Così da creare una nube disorientante, una tensione verbale, una serie di smascheramenti finali, colpi di scena e ubriacature sondaggistiche.

È un duello tra loro che tira in ballo l’abbattimento delle tasse (ma per pagarle bisogna lavorare), che pretende un’Università più aperta (ma dopo la laurea, c’è il lavoro?), che promette l’esenzione fiscale per gli imprenditori che assumono (ma con quali contratti, con quali parametri?), che propaganda l’aumento delle pensioni (ma chi le paga, se sempre meno sono coloro che lavorano?)...

Tutti corrono e concorrono, cosicché il lavorìo della politica sta raggiungendo una straordinaria intensità. Mentre il problema del lavoro degli italiani può attendere, pur non avendo più pazienza. È su questo problema, questa decadenza economica e sociale, che sarebbe auspicabile e legittimo un esecutivo di larghe intese, un programma trasversale, una coalizione d’impegno per l’osservanza e l’applicazione dell’articolo 1 della Costituzione (pressoché violato). Invece già vanno profilandosi le vendette e le rivincite post 4 marzo. Sono inguaribili.

Prendo un paio di giorni della settimana per trasformare le cronache in storia. Giovedì a Reggio si è svolto il concorso per 32 bidelli al quale hanno partecipato duemila aspiranti, girovaghi dei bandi e delle prove scritte, delle valigie e della sfiducia. Italiani precari.

Martedì, sempre a Reggio, è stato sorpreso un ragazzo di 19 anni mentre si inventava “un lavoro”: lo spaccio per campare. Lui fuori dall’auto alle prese (maldestre) con 10 grammi di marijuana e un bilancino di precisione appena comprato. Dentro, ad attenderlo, la moglie e il figlio di poche settimane. Lui, stagista con una paga di 200 euro al mese.

L’equazione finale? Un disastro per il lavoro, per una generazione, perché la politica non lavora, è inguaribile. L’assente per malattia è la politica.

s.scansani@gazzettadireggio.it
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google