Truffe agli anziani, il colonnello Buda: «Ignobili delinquenti, le vittime sono disperate»
Il colonnello Buda picchia duro sulla banda individuata dai carabinieri reggiani «Hanno rubato i risparmi ad anziani indifesi finiti in alcuni casi in depressione»
REGGIO EMILIA «Abbiamo visto anziani piangere per la disperazione. Altri finire in depressione o in preda allo sconforto per la vergogna di essere stati truffati da ignobili delinquenti. Non ci sono altre definizioni per chi ha approfittato di anziani soli in casa, senza protezione, derubati senza alcuna pietà e in alcuni casi ricorrendo anche alla violenza».
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Antonino Buda non usa mezzi termini per definire l’associazione a delinquere individuata dai carabinieri di Reggio Emilia. Il colonnello reggiano plaude infatti all’operato dei colleghi, che sono riusciti a chiudere il cerchio sulla banda che operava ovunque ci fossero degli anziani di raggirare, in particolar modo al nord, ancor più in particolare a Reggio Emilia. Malviventi che hanno fatto leva sulla coscienza di brava gente, gettata nella più cupa preoccupazione inventando disgrazie di nipoti o altri parenti. Le scorribande sono decine: l’unica regione non toccata è la Sicilia; tutto il resto d’Italia era campo per questi predoni. L’operazione non scaturisce dalla semplice raccolta di decine di denunce, bensì da investigazioni partite nel gennaio del 2016 e durate fino a pochi mesi fa, che non hanno però esaurito l’allarme riguardo le truffe agli anziani. «Molti di questi sono liberi e le truffe agli anziani sono ancora all’ordine del giorno» avverte Buda.
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Gli indagati, quasi tutti residenti nel napoletano, avevano un proprio ruolo: gli organizzatori che individuavano le vittime e distribuivano i compiti ad ognuno, gli addetti alla “logistica” che si occupavano del reperimento delle “utenze telefoniche mobili”, spesso intestate a stranieri mai giunti in Italia, e del noleggio di autovetture usate per gli spostamenti; degli alberghi e le somme per il pernottamento e viaggio. Poi c’erano i telefonisti che, quasi sempre da Napoli, contattavano le vittime. Infine c’erano gli “esattori”, che, pronti nelle vicinanze delle abitazioni degli anziani, al segnale ricevuto dai telefonisti, si presentavano per riscuotere quanto preteso. E per eludere eventuali indagini, i truffatori adottavano alcune cautele come cambiare frequentemente la zona di azione, sostituire continuamente i cellulari e le “schede sim” utilizzate e rivolgersi a più società di noleggio per le auto utilizzate. «Considero estremamente ignobili questi delinquenti per due ordini di motivi - ha ribadito Buda - prima di tutto perché colpiscono persone indifese, secondo perché queste stesse persone vengono private di quel poco che magari hanno accumulato negli anni. Senza scordare le conseguenze psicologiche seguite alla truffe. Perché la persona anziana spesso si vergogna di essere caduta nel tranello, e troppo spesso ci sono addirittura casi di depressione o di malattie psicologiche molto serie. In un caso è successo in Liguria che l’anziano ha consegnato addirittura 100mila euro».
La lunga attività di indagine è andata in profondità, portando poi all’iscrizione sul registro degli indagati 31 persone, con perquisizioni nel Napoletano, con persone raggiunte anche nelle ormai celebri “Vele” di Scampia. «Abbiamo registrato un’impennata di truffe agli anziani avvenute in maniera sistematica - dice Buda - Per cui ci siamo mossi su due fronti: l’attività di prevenzione per cercare di diffondere sul territorio la consapevolezza rispetto a questi reati. Dall’altro lato ci siamo preoccupati con il Nucleo Investigativo del colonnello Emilio Bosini di sviluppare un’attività che prevenisse questo ignobile reato e ci consentisse al contempo di individuare i responsabili e consegnarli alla giustizia». Ma, ribadisce il colonnello, «questo è uno dei tanti sodalizi che sono attivi. Bisogna vigilare e difendere gli anziani».
Inoltre bisognerà attendere la decisione del Riesame riguardo all’impugnazione della procura di Reggio rispetto all’ordinanza del gip, che ha emesso tre misure rispetto ai 12 colti in flagranza su 31indagati, quattro dei quali arrestati dai carabinieri e otto denunciati. (e.l.t.)
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