Sgominata la banda che truffa gli anziani
Trentuno indagati per 100 colpi messi a segno in Italia: 33 solo a Reggio In Liguria il caso più eclatante: consegnati gioielli per 100mila euro
REGGIO EMILIA. Hanno rubato di tutto, senza alcuna pietà, a decine di anziani trovati soli in casa: dalle fedi dei congiunti defunti, ai risparmi di una vita fino ai gioielli. Ricordi e sostanze sparite tramite un abile copione dietro il quale c’era un terribile raggiro, ordito da persone che si spacciavano per avvocati o carabinieri: «Signora suo nipote ha causato un grave incidente, gli servono subito i soldi per la cauzione» era uno dei raggiri più usati. Cento colpi messi a segno in mezza Italia, 33 dei quali solo a Reggio Emilia. Truffe ordite da una banda con base in Campania, che inventava incidenti stradali fasulli per estorcere denaro a ultraottantenni. La loro “Bibbia”, come è stata definita dai carabinieri, erano le Pagine Bianche, nelle quali rinvenivano nomi propri di persone anziane - sceglievano quelli più desueti - ai quali, spacciandosi per militari, legali o agenti di società assicurative, comunicavano un grave incidente stradale dove era rimasto coinvolto un loro parente, generalmente figlio o nipote, chiedendo poi i soldi per risolvere i guai in cui era incappato il congiunto.
Una vera e propria organizzazione criminale, quella scoperta e sgominata dai carabinieri di Reggio Emilia che, insieme ai colleghi di altre regioni, hanno dato corso in Campania, Puglia, Calabria, Lazio e Lombardia all’operazione “Porta a Porta”, nei confronti di 31 indagati a vario titolo per i reati di estorsione, rapina, aggravata in danno di persone anziane o comunque in condizioni di minorata difesa, violenza privata e circonvenzioni di incapaci.
«Una ciurma di pirati che hanno girato l’Italia per compiere reati ai danni di anziani indifesi» ha spiegato il colonnello dell’Arma reggiana, Antonino Buda. Nonostante si trattasse di una banda che operava su scala nazionale, un terzo dei colpi è andato a segno a Reggio Emilia. Un’intensa attività localizzata qui perché, secondo quanto scaturito dalle indagini, era più facile raggirare gli anziani reggiani che hanno fiducia nelle istituzioni.
Nel corso delle indagini sono state colti in flagranza di reato ben 12 truffatori - 4 arrestati e 8 denunciati - e recuperate somme e preziosi divuniti il bottino. In seguito è stata data esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di 3 persone (uno ai domiciliari e 2 obblighi di dimora) da parte del giudice per le indagini preliminari Giovanni Ghini su richiesta del pubblico ministero Maria Rita Pantani. La procura impugnerà le scarcerazioni davanti al Riesame, puntando sul vasto materiale investigativo compreso nell’ordinanza, intercettazioni comprese. I truffatori hanno messo insieme un fatturato stimato in circa mezzo milione di euro. I colpi fruttavano non meno di 4.000 euro l’uno fatta eccezione per un caso eclatante, in Liguria, dove una anziana è stata derubata di gioielli per 100mila euro. Per essere credibili invitavano l’anziano vittima di turno a chiamare il “112” e poi, tenendo la linea telefonica aperta, alla chiamata rispondeva un complice che la vittima credeva essere dei carabinieri. Il secondo interlocutore (spacciandosi per operatore del 112) confermava all’anziano quanto già anticipato nella prima telefonata, avendo però cura di carpire alla vittima più dati sensibili possibili. È a questo punto che interveniva il falso avvocato per chiedere il pagamento di una “cauzione”, generalmente di alcune migliaia di euro o gioielli, affinché il parente non patisse conseguenze legali con pene detentive. Nel corso delle 31 perquisizioni sono stati sequestrati una ventina di telefoni, una cinquantina di schede telefoniche, contratti con gestori di telefonia, svariati tablet e tessere bancomat.
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