Turismo? A Reggio è trainato da Rubiera
Ecco i dati forniti da Osservatorio regionale e Unioncamere: la città capoluogo, da alcuni indicatori, risulta fanalino di coda
REGGIO EMILIA. Nella giornata in cui Parma veniva nominata capitale della cultura 2020, l’assessore regionale al Turismo Andrea Corsini comunicava i numeri del consuntivo forniti dall’Osservatorio turistico regionale per conto della Regione Emilia-Romagna in partnership con Unioncamere e in collaborazione con Trademark Italia. E scopriamo che, in provincia di Reggio Emilia, è Rubiera a fare da traino al turismo.
Ma andiamo con ordine. Tutti d’accodo nel parlare di consuntivo record se è vero che le presenze turistiche in Emilia-Romagna, nel 2017, sfiorano quota 57 milioni. Numeri record con una crescita del 6,3% rispetto al 2016. Gli arrivi nelle strutture alberghiere e extralberghiere sono saliti a quota 12,8 milioni (+7,1%). Una performance positiva diffusa su tutti i prodotti turistici: dalla Riviera, 41,9 milioni di presenze (+5,2%) e 6,9 milioni di arrivi (+6,6%); alle Città d’arte e d’affari, con 7 milioni di presenze (+10,5%) e 3,2 milioni di arrivi (+6,5%); all’Appennino con 2 milioni di presenze (+4,5%) e 500mila arrivi (+3,6%).
Ma, al di là di cifre e percentuali, tutte con il segno più, non passa inosservato il fatto che, tra le mete turistiche in provincia di Reggio, a svettare è per l’appunto un unico comune: Rubiera. Pare infatti che nel 2017, in termini di crescita, il risultato migliore spetti al comparto “altre località” che comprende quei luoghi che non rientrano, per le loro caratteristiche, tra le mete tradizionali. Facendo mente locale, perché Rubiera? Praticamente equidistante da Reggio Emilia e da Modena, è vicina a due caselli autostradali e può vantare la presenza di un ristorante stellato. A questo punto, dobbiamo affidarci a Wikipedia: digitando Rubiera alla voce “monumenti e luoghi d'interesse” troviamo la Pieve dei Santi Faustino e Giovita “una delle più antiche della diocesi, citata in un documento del vescovo di Reggio Emilia nell'anno 945 e più esplicitamente menzionata nel 980”. Quanto alle architetture civili, viene ricordato Palazzo Sacrati, “una dimora del XV secolo rimaneggiata nel XV secolo”, il complesso monumentale dell’Ospitale “che risale al XVI secolo ed era un luogo di sosta per i viaggiatori che si muovevano lungo la via Emilia” e ancora il teatro Herberia “costruito nel 1926 dall'architetto Costa e buon esempio di stile liberty”.
Non ce ne vogliano i rubieresi ma è evidente come l’Osservatorio turistico regionale e Unioncamere procedendo per dati aggregati da un lato e “altre località” dall’altro finiscano a dir poco per deviare l’attenzione. Da cosa? Da quello che vorremmo davvero sapere. Un esempio? Quanto vale Reggio Emilia dal punto di vista turistico. O meglio ancora, quanti turisti nel 2017 hanno fatto tappa nella nostra città.
Spulciando tra le poderose pagine del Rapporto consuntivo annuale/Il turismo in Emilia-Romagna nel 2017, qualcosa si può scoprire. Per esempio che Reggio Emilia rappresenta il fanalino di coda. Detto che la Romagna svetta nella creazione del valore aggiunto turistico a partire dal 42% fornito da Rimini seguita Ravenna (23% del valore aggiunto provinciale), Forlì-Cesena (17,9%), Ferrara (15.6%), Bologna (8,5% e Parma (+6,2%), si legge nello stesso Rapporto: “Valori più modesti lungo la via Emilia, in particolare Reggio Emilia (3,4%), Modena (4,2%) e Piacenza (4.8%)”. Ad onore del vero, qualche passo avanti Reggio Emilia l’ha fatto. Le presenze nel 2017 sono aumentate rispetto al 2016 del 2% e gli addetti del comparto turistico del 13%.
A commento dei dati, nel Rapporto consuntivo annuale sul turismo in Emilia Romagna, arriva una sorta di incoraggiamento per chi non è in pole position. “Il peso del turismo – si legge – è minore in territori con un forte radicamento nel settore industriale. Tuttavia, sono aree che possono dare di più dal punto di vista turistico. La crescita del turismo in regione passa sicuramente dal rendere sempre più competitiva l’offerta turistica della Romagna e delle aree a forte vocazione turistica, ma anche dalla capacità di valorizzare quei territori dell’Emilia che sia direttamente che indirettamente hanno le potenzialità per generare elevati livelli di ricchezza»” La nostra stella polare? Rubiera, per esempio.
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