Il Parmigiano Reggiano rischia il crollo del prezzo
Troppa produzione: il Consorzio corre ai ripari per evitare l’effetto bolla e incassa il cartellino giallo di Confcooperative
REGGIO EMILIA. Da mesi il prezzo del Parmigiano Reggiano è sostenuto e sta arricchendo tutta la filiera, dagli allevatori ai commercianti. Un sogno che rischia di infrangersi con l’eventuale scoppio di quella che ormai sembra essere una bolla dei prezzi. Sì perché la produzione ormai è considerata eccessiva rispetto all’assorbimento del mercato, soprattutto a quella estero.
Oltre al crollo dei prezzi in futuro potrebbero scattare anche sanzioni sulla sovraproduzione di latte: dal boom allo sboom il passo sembra quindi breve. Una tendenza chiara anche per i vertici del Consorzio di tutela, costretto ad anticipare di un anno il nuovo piano di produzione, come annunciato giovedì scorso in un’affollata assemblea tenuta dalla sezione di Reggio.
Intanto, però, ai piani alti del Consorzio presieduto dal parmense Nicola Bertinelli arriva il cartellino gialle dalla Confcooperative di Reggio Emilia, che va giù duro: «Livelli cresciuti di oltre il 10% e ancora in forte aumento, consumi al passo. Il Consorzio deve invertire la rotta» è il monito dell’associazione presieduta da Matteo Caramaschi. Una prima stoccata sulla presidenza Bertinelli, che ha scalzato per quattro soli voti - quelli determinanti sono reggiani - l’ex storico presidente Giuseppe Alai, uomo di Confcooperative, sigla che chiede ora «una ripresa rigorosa del governo dei piani produttivi orientata ai redditi e non agli ottimismi di maniera o ai facili consensi, perché in gioco c’è il futuro delle aziende agricole, di una montagna che non ha alternative produttive e, tra i consorziati, soprattutto quello dei caseifici cooperativi che vivono di conferimenti e, a differenza dei privati, alle congiunture sfavorevoli non si possono sottrarre semplicemente acquistando latte al minor prezzo».
Una presa di posizione forte da parte di Confcooperative, socio di maggioranza dell’ente di tutela, al quale non risparmia ora le critiche. «La produzione va riportata rapidamente a livelli più coerenti rispetto alle capacità di assorbimento del mercato - scrive la sigla delle coop bianche - e il Consorzio di tutela deve invertire una rotta che in questi mesi, all’insegna di un illusorio sviluppo legato esclusivamente ad un aumento delle risorse investite sulla comunicazione (peraltro già previsto dall’aumento del contributo consortile stabilito nel dicembre 2016), ha indotto a pensare che si potesse crescere senza un governo dei flussi produttivi, creando così condizioni di potenziale grave pregiudizio sullo sviluppo e sulla tenuta dei redditi dei produttori».
Nonostante le quotazioni alte del Parmigiano Reggiano, Confcooperative racchiude in questo pre-allarme e nei richiami al Consorzio la preoccupazione per il futuro del comparto, «segnato da un continuo e sensibile aumento delle scorte per il prodotto stagionato oltre i 18 mesi, da una produzione cresciuta del 5,1% nel 2017 (oltre il 10% in due anni rispetto a piani produttivi che ipotizzavano volumi in aumento sotto il 2%) e da un nuovo balzo produttivo anche a gennaio 2018, con un +6,3%».
La produzione, salita a 3,65 milioni di forme nel 2017, ha visto un aumento delle scorte complessive che a dicembre ha superato il 12%. In pratica «rischiamo di andare sempre più in distonia con consumi che crescono troppo poco anche all’estero e che, al di là di proclami e intenzioni, non si modificano con la velocità con la quale, al contrario, cresce la produzione e si riformano scorte che dovranno essere smaltite in lunghi periodi in cui la tenuta delle vendite potrebbe essere sorretta solo da un calo dei prezzi e, conseguentemente, dalla penalizzazione dei redditi dei produttori».
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