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Radio e cerchioni spesso prendono la via dell’estero

L’ultimo raid, in ordine di tempo, risale alla scorsa settimana, quando nel parcheggio dell’ospedale Santa Maria Nuova una reggiana, che era appena uscita dal lavoro, aveva rinvenuto il vetro della...

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L’ultimo raid, in ordine di tempo, risale alla scorsa settimana, quando nel parcheggio dell’ospedale Santa Maria Nuova una reggiana, che era appena uscita dal lavoro, aveva rinvenuto il vetro della sua utilitaria rotto e lo stereo strappato e sparito. Ormai in città e provincia le segnalazioni di tergicristalli, antenne, copricerchioni e pneumatici spariti – con tanto di ruote appoggiate sui mattoni – è all’ordine del giorno. Dove va questa marea di pezzi di ricambio usati, tra l’altro dal valore trascurabile? Secondo gli addetti del settore confluiscono nel mercato nero, non solo italiano ma anche estero. Perfino le auto incidentate e “da buttare” prendono la strada del confine. «Nell’Est Europa le macchine vengono riparate perché la manodopera e i ricambi costano un terzo: qui sarebbe antieconomico ipotizzare una soluzione diversa dalla demolizione. Ripristinare una vecchio Bmw dal valore di 5mila euro in Italia costerebbe il doppio: in Bulgaria o Romania con 3mila euro risulta come nuova», spiega Andrea Capelli. Carrozzerie che riprendono vita e che spesso, dopo il chek-up completo, vengono riportate nel Paese d’origine. «A Budapest c’è un intero centro di riparazioni con Tir che vanno avanti e indietro dalla Germania – prosegue Capelli –. Manca un corrispettivo sulla piazza occidentale».

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