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«Ricordo quelle ragazze che compravano rossetti»

«Ricordo quelle ragazze che compravano rossetti»

La professoressa castelnovese Angela Pietranera è autrice di “Quelle donnine” lo studio più documentato sul fenomeno della prostituzione a Reggio Emilia

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CASTELNOVO MONTI. Angela Pietranera è insegnante di lettere alle scuole medie di Castelnovo Monti, il paese in cui è nata e dove è sempre vissuta. Ma è anche una studiosa di storia locale, autrice di diverse pubblicazioni in materia. Alcuni anni fa, dopo un importante lavoro di ricerca, ha dato alle stampe un libro che rappresenta ancora oggi la principale fonte di informazioni sulla prostituzione pre-legge Merlin, sul mondo delle case chiuse e su quell’universo parallelo rappresentato dalla prostituzione occasionale, non regolamentata, che eppure esisteva anche quando avrebbe potuto trovare riparo sotto il tetto di qualche postribolo a norma di legge. Il libro si intitola “Quelle donnine” ed è ancora acquistabile.

Professoressa Pietranera, dove nasce il suo interesse per il fenomeno delle case di tolleranza?

«Ho sempre vissuto a Castelnovo Monti ma mia nonna paterna era titolare della profumeria Pietranera, sotto i portici di San Pietro. Lì vicino c’era una zona malfamata e da bambina ricordo che, quando ormai quelle case stavano per essere abbattute, c’erano ancora le ragazze che andavano nel negozio di mia nonna a comprare il rossetto o altri prodotti. Per questo mi è rimasta la curiosità di capire come fosse possibile che una ragazza si mettesse su una strada del genere».

Lei nel libro ha raccolto diverse testimonianze. Le è mai capitato di ritrovare le parole di qualche ragazza che avesse scelto liberamente la prostituzione?

«Mi è capitato di riportare, attraverso un colloquio via internet, la testimonianza di una donna che fa la prostituta per libera decisione, ma si tratta di un caso contemporaneo. Invece se andiamo a rileggere le lettere scritte dalle prostitute di allora alla Merlin ci sono molti ringraziamenti per quanto la senatrice stava facendo; ma c’è anche chi diceva che nelle case di tolleranza aveva trovato un piatto di minestra. Spesso le ragazze provenivano da situazioni di povertà assoluta, oppure lo facevano per assecondare un uomo del quale erano innamorate e che voleva solo sfruttarle».

È impressionante il suo colloquio con un anziano frequentatore delle case di tolleranza. Un uomo che ha trovato il coraggio di confessarsi, parlando di senso di sconfitta ad ogni visita alla casa di piacere ma anche di assoluta convinzione di tornarci. Com’è riuscita a far parlare questa persona?

«Conoscevo personalmente quell’uomo che aveva qualche problema anche fisico nell’approccio con le donne, per questo il suo rapporto con il mondo femminile è rimasto fermo alle prostitute. C’era tutta una ritualità – dell’attesa, della scelta, dell’accoglienza – che gli uomini poi rimpiansero, che dava tranquillità nel rapporto con le donne, scaricando il maschio da ogni responsabilità. Anche guardando all’arte troviamo numerosi esempi di questo modo di rapportarsi al femminile attraverso la prostituzione. Basti pensare ai quadri di Toulouse-Lautrec».

A distanza di sessant’anni ritiene che la legge Merlin sia stata positiva?

«Per quei tempi fu senz’altro un passo in avanti, considerando che comunque la prostituzione non si può estirpare. Ho viaggiato nel nord Europa e là ci sono quartieri in cui il fenomeno è relegato. Sono anche più puritani di noi, fanno finta di niente. Adesso ci vorrebbe qualche nuova forma di regolamentazione perché lo sfruttamento continua e la criminalità si è infiltrata anche in questo campo».(a.m.)

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