Reggio Emilia: botte in treno, condanna per tentata rapina
Un anno e sei mesi a uno dei quattro giovani imputati del colpo ai danni di un turista giapponese
REGGIO EMILIA . È stato condannato a un anno e sei mesi di carcere il 28enne marocchino che insieme ad altri tre amici è accusato della rapina commessa il 5 novembre 2015 con inaudita violenza (calci e pugni), in pieno giorno, su un treno fermo in stazione a Reggio.
Per lui, però, il giudizio emesso in abbreviato dal gup Luca Ramponi ha visto derubricare il reato in tentata rapina. La vittima infatti, un viaggiatore giapponese, non è mai stata identificata e non ha nemmeno mai sporto denuncia. Il racconto che ha portato alla denuncia giunge da una viaggiatrice, testimone del pestaggio, e da uno dei dipendenti di Fer presente in vettura.
Per il 28enne, difeso dall’avvocato Mario Di Frenna, il pm Giulia Stignani aveva chiesto una pena di 4 anni e 8 mesi in ordine al reato di rapina pluriaggravata, reato poi derubricato in tentata rapina perché mancano le prove che il portafogli della vittima sia stato sottratto. Per un altro indagato c’è stato il non luogo a procedere, perché nel frattempo è stato espulso dal territorio italiano. I due indagati rimanenti, invece, dovranno affrontare il rito ordinario perché la richiesta del rito abbreviato condizionato all’escussione di un teste, era stata rigettata dal gip. Ecco allora che per sentire il testimone, considerato fondamentale dal difensore Mario Di Frenna – legale anche dei due rinviati a giudizio – è stato scelto il rito ordinario.
Le indagini della polizia ferroviaria avevano avuto diversi colpi di scena. Il 28enne condannato ieri è stato l’ultimo al quale era stata notificata la misura cautelare degli arresti domiciliari. In tutto, però, i giovani che avevano partecipato alla rapina erano sei: quattro autori del reato e due che facevano da vedette. Entrati nella carrozza dell’interregionale diretto ad Ancona, picchiarono la vittima per rapinarla del portafoglio. Poi la gang si era rapidamente dileguata, facendo perdere le proprie tracce.
La Polfer ha ricostruito la vicenda e identificato cinque giovani che presero parte all’agguato. Le telecamere del sistema di videosorveglianza della stazione di piazzale Marconi sono state decisive per il riconoscimento dei responsabili. Il 30 luglio 2016 sempre gli agenti avevano eseguito le prime due ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Ghini, davanti al quale avevano ammesso di trovarsi effettivamente in stazione. (e.l.t.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
