Gazzetta di Reggio

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Prostituzione e tratta «Quattro linee d’azione»

di don DANIELE SIMONAZZI*
Prostituzione e tratta «Quattro linee d’azione»

Don Simonazzi indica i percorsi per affrontare la “strada”: «Studio del fenomeno  distinzione vittime-delinquenti, coinvolgimento dei servizi sociali, nuovi stili di vita»

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“Perché il vostro maestro mangia con i pubblicani e le prostitute?”

È una domanda che gli scribi e i farisei pongono ai discepoli di Gesù, il maestro, che mangia coi pubblicani e le prostitute. Non loro, ma Gesù, il maestro, mangia coi pubblicani e le prostitute.

Così il cammino iniziato da tempo ci conduce alla risposta da dare alla domanda posta a noi, riguardo a Gesù.

“Frequentare” la strada è provare a dare questa risposta.

È una risposta che si articola in diverse direzioni che nascono dal provare a cogliere la dinamica di fondo che soggiace alla strada. Non solo alla strada, ma è insita anche nel nostro modo di vivere. Guai se pensassimo al mondo della strada come altro da noi.

Dunque la logica che attraversa noi mi pare si riassuma in questo: col denaro esercitiamo un potere per ciò che ci piace. Don Alberto (Altana) li chiamava i 3 P (Possesso, Potere, Piacere). Senza paura di essere smentito, queste dimensioni ci sono congeniali perché sono proprie del cuore di ciascuno di noi. Quindi anche la realtà della strada riflette questi criteri. La loro onesta constatazione dovrebbe orientarci a scelte senza le quali la presenza delle ragazze sulla strada la si riduce a problema sociale (che lo è), una questione di sicurezza (che lo è), ma non un’occasione di conversione. Se così fosse saremmo maggiormente “tentati” di opporre a logiche legate al denaro scelte di sobrietà, di povertà (non di miseria), e di condivisione coi più poveri. Scelte di servizio e non di potere, in tutti gli ambiti del nostro vivere. Scelte di dono e non di piacere con tutte le conseguenze del caso.

La sede pubblica di questo mio intervento mi porta a girare la domanda all’agire di una amministrazione comunale. La sobrietà e la povertà dell’agire politico sono strade praticabili? In Dossetti, la Pira, Lazzati pare di sì. Solo loro? Il servizio e la scelta di povertà abitano nelle sedi delle decisioni della nostra città?

Il dono, e legato ad esso la gratuità nel fare le cose, caratterizzano la fisionomia e i lineamenti di chi ci amministra? Dunque cosa fare? Brevemente quattro solchi.

Lo studio e l’approfondimento del fenomeno della tratta. Questo sarebbe un buon antidoto alle nostre paure; non per minimizzare il fenomeno, anzi! Ma a prenderlo sul serio nella sua gravità.

Altro solco: provare a porsi seriamente il tema della sicurezza. La serietà delle forze dell’ordine non la si misura da una volante in più o in meno sulla strada che spesso è mortificante anche per chi la compie. La loro professionalità la si coglie ascoltandoli soprattutto quando il loro operare distingue tra chi delinque e chi è oggetto di questi o queste ultime.

Un terzo solco va nella direzione di un maggior coinvolgimento dei servizi sociali. Mi pare ci potrebbe essere una maggiore considerazione per due motivi. Il primo è la qualità dei servizi sociali (assistenti sociali e operatori), che si sbatte nei poli. Il secondo è che la presenza di persone prostituite è talmente radicata nel territorio e nel tessuto urbano che non si può più prescindere da questo.

Infine il quarto solco nel quale lasciarsi seminare è imparare dalla strada nuovi stili di vita. Dico questo soprattutto pensando ai giovani.

Sono solchi, lasciarsi seminare non è semplice; il portare frutto, per il seme, ha sempre voluto dire marcire.

Così, da ultimo, si può parafrasare la frase che suor Roberta ha reso preghiera: che la Chiesa della strada diventi la strada della Chiesa.

Ma potremmo anche dire che la vita sfruttata di chi è, a questo punto, sulle strade, diventi la strada di chi è chiamato a dare la vita.

*parroco di Pratofontana

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