Tutti pazzi per i corsi “Save The Caplèt”
Reggio Emilia: sono riprese le lezioni tenute dalle zdore reggiane L’ideatrice: «Volevo imparare a fare i cappelletti, così ho promosso l’iniziativa»
REGGIO EMILIA. “Save The Caplèt. Impasta. Riempi. Chiudi. Repeat”. Questo il motto di Save The Zdora, il progetto per salvare la tradizione culinaria reggiana che sta spopolando in questi giorni. «Tutto è nato, come spesso accade, quasi per caso – dice l'ideatrice, Vanessa Ramadan, 35 anni, scandianese di nascita – Cercavo un corso per imparare a fare i cappelletti a Reggio Emilia, ma non riuscivo a trovarlo. Allora ne ho organizzato uno io. Lavorando in un’agenzia di comunicazione, pian piano mi sono lasciata prendere la mano e ho condiviso l’evento sulla mia pagina Facebook. Il giorno dopo avevo 75 richieste per mail: io e Giovanni Di Raimo, il mio socio, non facevamo in tempo a rispondere che già ne arrivavano altre». Da quel momento, nel novembre dell’anno scorso, i corsi “Save The Caplèt” hanno avuto un successo strepitoso, raggiungendo ad oggi la sesta edizione, compreso un appuntamento dedicato all’erbazzone, appunto “Save The Scarpasòun”. Il progetto nasce, prima di tutto, come un corso per imparare a fare i cappelletti “come una volta”, come li facevano le nostre nonne. Ma allo stesso tempo è un laboratorio per ricreare la tradizione, tra antico e moderno.
«Ci siamo resi conto che in tante famiglie reggiane si stava perdendo il sapere della cucina. Io stessa ad esempio, pur essendo cresciuta in mezzo ai fornelli e avendo alle spalle una famiglia di ristoratori, non sapevo piegare i cappelletti».
E la domanda è tanta: ogni corso viene fatto su richiesta e prevede, in media, una ventina di partecipanti. Soprattutto ci sono tanti giovani che hanno voglia di imparare come si fa la cucina di una volta. «Grazie al passaparola siamo riusciti ad avvalerci della partecipazione di tante zdore, mamme e nonne, che vengono a tenere i corsi, tra cui Donatella Panciroli, la “capa zdora”. Da un lato queste signore hanno l'occasione di insegnare e sentirsi utili. Dall’altro gli allievi possono imparare una vera e propria arte e rispolverare qualche parola in dialetto».
Ecco uno dei fattori di successo: il fatto di riunirsi intorno a un tavolo e lavorare insieme, proprio come a casa. «Imparare da una zdora è diverso che imparare da uno chef. E così si crea un’atmosfera di festa, soprattutto alla fine, quando inizia la “catena di montaggio”: nel momento in cui bisogna chiudere i cappelletti tutti collaborano e chiacchierano con tutti. È quello che noi chiamiamo un “bellissimo caos”».
In programma, per ora, altri due incontri: l’8 marzo e il 22 marzo, di nuovo al Catòmes Tot. Il corso è a pagamento, su prenotazione obbligatoria. Info: savethezdora@gmail.com
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
