Un 2018 di crescita per le produzioni Ma resta l’incertezza
Si indeboliscono le attese degli industriali sugli ordinativi Severi: «Tre fattori per avere 1,8 milioni di occupati in più»
REGGIO EMILIA. Nell’ultimo scorcio del 2017 l’economia reggiana è stata brillante, con una dinamica produttiva in sensibile crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Riuscirà a viaggiare allo stesso ritmo nel corso del 2018?
L’analisi storica e le valutazioni di prospettiva sono state svolte da Unindustria Reggio, che ha confrontato alcuni dei fattori fondamentali dell’assetto produttivo provinciale registrando appunto l’incoraggiante accelerazione finale.
In dettaglio sono stati confrontati i quattro trimestri del 2017 tramite i numeri della produzione industriale, del fatturato (distinguendo quello interno da quello esterno), il livello occupazionale, gli ordini complessivi e quelli arrivati da oltre confine.
L’industria reggiana – è la prima conclusione – ha beneficiato dell’andamento sostenuto della domanda internazionale e delle condizioni finanziarie e di politica monetaria favorevoli, alle quali si è aggiunto un sostegno e un rafforzamento della domanda interna. In particolare di beni di investimento, grazie ai benefici di cui hanno goduto, e di quelli intermedi che stanno riattivando gli scambi. Pertanto la produzione è aumentata del 3% e il fatturato totale è salito del 4,5%, trainato da quello estero cresciuto del 5,2%. Percentuale identica nel totale degli ordini con il mercato straniero che ha avuto un tasso di crescita tendenziale del 3,9%. A beneficiare di tutti questi fattori positivi è stata l’occupazione, salita del 2,6% nell’ultimo trimestre 2017.
L’immagine che si va a comporre – annota Mauro Severi presidente di Unindustria Reggio – conferma il trend positivo delle nostre imprese che accrescono la loro presenza sui mercati italiani e stranieri, nei diversi settori economici e nelle classi dimensionali. Nel complesso ci sono quindi le premesse per una ascesa anche nel 2018 ma si registrano pure alcuni segnali controversi che suggeriscono molta prudenza. Per trarre conclusioni più equilibrate converrà quindi attendere i prossimi sondaggi perché il mondo delle imprese indica delle incertezze dovute, probabilmente, al momento elettorale.
In conclusione le prospettive sulla produzione restano favorevoli ma si indeboliscono le attese sugli ordinativi che avvertono segnali negativi sia nel mercato interno che in quello straniero.
Cosa fare per avere una prospettiva migliore?
Confindustria propone un programma di medio termine da realizzare nell’arco di una legislatura di cinque anni basato su tre fattori di fondo: modernizzazione, semplificazione, efficienza.
«Stimiamo che in questo modo si potrebbe arrivare – dice il presidente di Unindustria Mauro Severi, reduce dall’assise nazionale degli industriali tenuta nei giorni scorsi a Verona – ad avere 1,8 milioni di occupati in più, a ridurre di oltre 20 punti il rapporto fra debito pubblico e Pil, a una crescita cumulata del Pil reale vicina a 12 punti percentuali e a una ascesa dell’export consistentemente superiore alla domanda mondiale».
In attesa che tutto ciò possa avvenire, l’associazione degli imprenditori industriali reggiani ha formulato alcune previsioni riferite al primo trimestre di questo nuovo anno. Nulla ovviamente di certo, ma stando agli elementi disponibili si pronostica una crescita produttiva (43,5%) ma anche una riduzione degli ordini complessivi (43,3%) in particolare di quelli che provengono da oltre confine (43,6%). L’unico elemento chiaramente positivo si rileva per fortuna sul fronte dell’occupazione che dovrebbe in massima parte (63,3%) garantire la stazionarietà e quindi la stabilità attualmente raggiunta. (l.v.)
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