La Protezione civile piange Rinaldi
Come radioamatore aveva gestito le emergenze degli ultimi 50 anni in Italia e persino in Bosnia
REGGIO EMILIA. La Protezione civile reggiana è in lutto per la scomparsa di Pio Rinaldi, avvenuta nei giorni scorsi a Pinzolo, località turistica in provincia di Trento.
Nato a Scandiano il 15 luglio 1931, Pio Rinaldi ha sempre vissuto a Reggio Emilia e «come radioamatore e camperista è stato prezioso punto di riferimento in occasione di molte catastrofi e calamità avvenute negli ultimi 50 anni in tutta Italia ed è stato uno dei padri fondatori della Protezione civile reggiana», ricordano Federica Manenti, per anni responsabile del settore alla Provincia di Reggio e oggi all’Agenzia regionale, il presidente del Coordinamento delle associazioni di volontariato Volmer Bonini e Fausto Gagliardelli, presidente dell’associazione Tricolore di Reggio, a cui Rinaldi era iscritto.
Proprio un volontario del Tricolore, Angelo Borciani, gli era accanto nelle sue ultime ore a Pinzolo, la località trentina dove Pio era stato “adottato” con amorevole cura da alcuni anni, dopo la perdita della moglie Angelica, dalla famiglia Maffei, frequentata a lungo a causa dell’altra sua grande passione: la montagna.
Un amore condiviso per tutta la vita insieme alla moglie: Pio e Angelica hanno fatto da mamma e papà a tanti ragazzi orfani del Pio istituto Artigianelli a Baragalla, facendo loro trascorrere vacanze estive indimenticabili in tenda, roulotte e poi in camper.
Proprio quel camper che, complice l’altra sua grande passione, quella di radioamatore, diventerà un fondamentale ponte-radio in occasione della tragedia del Vajont o dei terremoti del Belice, del Friuli, dell’Irpinia, dell’Umbria e delle Marche, di San Giuliano in Puglia...
Anche durante la guerra in Bosnia, Pio Rinaldi era stato fondamentale. Il collegamento con Sarajevo fu attivato, tra mille peripezie e rischi, il 13 dicembre 1993: “Tango 9 alfa 24, Sarajevo rispondi. Ore 8 e ore 14”, così, come i radioamatori più anziani ricorderanno, iniziava tutti i giorni il ponte-radio tra la Protezione civile di Reggio Emilia e una radio in un piccolo ufficio nella capitale bosniaca sede dei Beati Costruttori di Pace.
Pio era allora vicepresidente dell’Associazione radioamatori italiana e responsabile della rete radio della Protezione civile reggiana e, grazie a un progetto finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, fu incaricato di allestire i collegamenti radio con la Bosnia, effettuando anche un sopralluogo a Sarajevo su mezzi dell’Onu.
Fu sempre grazie alle sue apparecchiature che tanti bambini bosniaci, portati all’ospedale Maggiore di Bologna per essere curati dalle ferite della guerra, riuscirono a comunicare con i genitori rimasti dall’altra parte dell’Adriatico.
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