Produzione bloccata e aziende in ginocchio
Alla Chr Hansen ulteriori danni per 70mila euro causati dalla distruzione del sistema elettrico
REGGIO EMILIA. Ottantamila euro di rame rubato, più 70mila euro di mancato incasso in azienda per il fermo macchine causato dall’assenza di impianto elettrico. Ecco quanto è costato alla sola Chr Hansen di Canossa il furto del rame strappato dai cavi e dalle cabine elettriche. Un danno ingentissimo, in seguito al furto avvenuto l’11 novembre del 2017 per mano della banda del rame che ha portato agli arresti di ieri. Quel furto ha però acceso un faro sulla banda grazie alle indagini messe in campo dai carabinieri di San Polo d’Enza.
«In quell’azienda la banda ha lavorato per ben otto ore, rubando quanto gli è stato possibile» racconta il comandante dei carabinieri della stazione di San Polo, Giovanni Tondo, mostrando in conferenza stampa un video che testimonia il distacco dell’energia elettrica di notte nell’azienda di Canossa da parte dei ladri: «Volevano escludere l’allarme ma le telecamere per fortuna erano alimentate da un’altra fonte di energia e sono rimaste accese. Tramite l’immagine della portiera del furgone utilizzato dalla banda siamo riusciti a risalire al modello e a chi poteva averlo in uso». Individuati i membri della banda è scattato il pedinamento per due settimane, giorno e notte, oltre all’acquisizione dei tabulati telefonici. «Erano astuti, bisogna dirlo – prosegue Tondo – perché si mandavano via Whatsapp la posizione dei possibili obiettivi e il furgone veniva parcheggiato dove gli arrestati, tutti senza fissa dimora, erano domiciliati». In realtà, però, i membri della banda avevano stabilito il loro covo a Cella, dove sono stati raggiunti dai carabinieri e arrestati, come spiegato ieri da Emilio Bosini, colonnello del Nucleo Investigativo.
«Questa operazione rappresenta un ottimo risultato ottenuto dalla compagnia di Castelnovo Monti – ha detto il capitano Josè Ghisilieri – in particolare della stazione di San Polo. C’è stata un’attività investigativa molto dettagliata che ha portato a svariati servizi notturni, grazie ai quali siamo riusciti a ricostruire il modo di operare della banda. C’era un braccio operativo e un capo che organizzava il lavoro». (e.l.t.)
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