Storico confronto a Birkenau fra imam vescovo e rabbino
I rappresentanti reggiani dei tre culti monoteisti hanno accompagnato 200 studenti nei luoghi dell’orrore
CRACOVIA (Polonia). «La necessità del silenzio» per riflettere su un «abisso di cui l’uomo è stato capace. Perché la vera domanda forse non è “dov’era Dio a Auschwitz”, ma “dov’era l’uomo ad Auschwitz”». Non sono certo mancati gli spunti di riflessione, spesso amara ma pure fiduciosa, nel confronto di ieri pomeriggio fra le principali autorità religiose e civili reggiane, riunite a migliaia di chilometri di distanza, tutte impegnate nel Viaggio della Memoria di Istoreco ad Auschwitz/Birkenau.
Lunedì scorso è partita l’edizione 2018 del viaggio, che in totale porterà in Polonia oltre mille studenti delle superiori, e nella visita di ieri al campo di concentramento e a quello di sterminio si sono uniti – a duecento ragazze e ragazzi – anche il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, il presidente della Provincia di Reggio Giammaria Manghi, il vescovo della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, monsignor Massimo Camisasca, il rabbino Beniamino Goldstein della comunità ebraica di Modena e Reggio e l’imam Yosif El Samahy, in rappresentanza delle comunità islamiche di Reggio Emilia.
Un momento unico, mai accaduto prima non solo a Reggio ma probabilmente in Italia, un percorso comune fra i rappresentanti dei tre principali culti monoteisti e i rappresentanti della città e della provincia. Una lunghissima giornata sferzata dal vento vicino ai 10 gradi sotto zero, con parecchie ore a visitare a piedi i resti del complesso di sterminio di Birkenau e poi quelli del campo di Auschwitz, edificati oltre settant’anni fa nella pianura polacca. Per molti versi è il più grande cimitero del pianeta, camminando fra i prati e le rotaie di Birkenau si mettono i piedi sul suolo dove si sono depositate le ceneri di oltre un milione di persone, uccise in quello che ad oggi rimane il principale simbolo di pianificazione e concretizzazione sistematica di uno sterminio. Non un giorno semplice, per questioni logistiche e per l’inevitabile impatto frontale che un luogo simile genera. A chiuderlo, in un grande salone, un confronto fra i 200 studenti che durante la giornata hanno fatto la visita e i loro compagni di viaggio. Un’occasione per riflettere, o almeno per iniziare a farlo: «Dopo un’esperienza simile verrebbe solo da dedicarsi al silenzio, ma questa è anche un’occasione per ricordare che anche noi abbiamo una responsabilità, la responsabilità di conoscere per capire cosa è accaduto e usare la nostra testa e il nostro cuore per capire dove possiamo andare», ha ricordato il vescovo Camisasca. Di un «abisso verso cui l’Europa è finita ma ha pure dimostrato di saper risolvere, grazie al sacrificio e al coraggio di milioni di uomini», ha parlato Luca Vecchi mentre il presidente Manghi, sulla scia del vescovo, si è concentrato sull’educazione: «Grazie a Istoreco e ai docenti che accompagnano i ragazzi in esperienze simili, fondamentali per loro e per tutti noi».
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