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Trovato morto davanti alla sede del Csi

di Ambra Prati
Trovato morto davanti alla sede del Csi

Il cadavere del musicista 32enne Fouad Loubane scoperto all’alba dalla donna delle pulizie: «L’ho visto e ho avuto paura» 

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REGGIO EMILIA. È giallo sulla morte di un senzatetto trovato senza vita all’alba di ieri sotto il porticato della sede del Csi, in via Agosti, dalla donna delle pulizie. Sulle cause del decesso di un 32enne di origini marocchine – Fouad Loubane, detto “Fufu”, musicista e artista senza fissa dimora che da anni dormiva alle ex Reggiane – indagano ora i poliziotti della questura. È il drammatico epilogo di una triste vicenda di emarginazione, che si è conclusa proprio di fronte al degradato rifugio per gli ultimi.

A fare la scoperta è stata Paola (non riferiamo il cognome per riservatezza), 49 anni, che per conto della coop La Bussola Sc tre volte la settimana si reca a fare le pulizie alla sede del Centro sportivo italiano, ieri aperto solo nel pomeriggio, mentre il vicino Circolo Tricolore inizia l’attività alle 9.30.

Entrata nel cortile sulla sua utilitaria alle 6.15, la donna ha visto subito, nell’angolo sinistro a inizio del porticato ben illuminato, una sagoma. «Mi sono spaventata perché a quell’ora via Agosti è deserta: sono sempre da sola, non mi fido – spiega Paola – Ho pensato che potesse essere un ubriaco o una persona molesta e non sono nemmeno scesa dalla macchina. Visto che abito vicino, in via Adua, sono tornata a casa e ho tirato giù dal letto mio marito, pregandolo di venire a vedere».

Il consorte è quindi salito in auto con la moglie ed entrambi sono tornati sul posto. «Mio marito ha indossato i miei guanti di lattice e ha provato a scuoterlo: nulla. Si è girato verso di me e ha detto: è freddo, non respira, secondo me è morto. Solo allora mi sono avvicinata. Aveva una siringa inserita nel braccio».

La 49enne riferisce che il cadavere era in posizione supina, con il bacino leggermente rialzato, «come se fosse caduto in avanti sul pavimento», un braccio che tratteneva la giacca, la testa di lato. «Aveva barba e pizzetto nero, con la faccia cianotica». In realtà era solo l’effetto del decesso, avvenuto, secondo quanto stabilito in seguito dal medico legale, diverse ore prima, a un orario imprecisato durante la notte. Il Csi chiude alle 19 e il luogo resta sguarnito fino al mattino successivo.

Il cadavere del giovane, secondo la 49enne, non pareva affatto trasandato. «Era vestito in modo sportivo ma accurato: una tuta, un giubbotto color caffè corto sulla vita».

L’allarme lanciato dai coniugi ha fatto convogliare sul posto un’ambulanza e la polizia, ma si è dovuto attendere l’arrivo degli esperti della scientifica della questura, per i rilievi di rito di prassi in questi casi. L’ispezione cadaverica superficiale non ha rivelato alcun segno di violenza e, vista la presenza della siringa, la prima ipotesi è che il giovane sia stato ucciso da un’overdose, anche se al momento non si possono escludere altre piste. Solo due ore dopo il cadavere è stato rimosso e trasportato al cimitero di Coviolo, a disposizione del magistrato di turno cui spetterà decidere se far eseguire o meno l’autopsia.

È probabile che il 32enne abbia cercato riparo dal freddo sotto il porticato. Non è la prima volta che dei senzatetto cercano rifugio nella sede Csi, più sicura rispetto alle ex Reggiane, distanti pochi metri. «Quest’inverno non abbiamo avuto casi – affermano dalla segreteria dell’associazione sportiva –. Ma in passato è capitato che degli sconosciuti passassero la notte qui oppure a lato, sotto la tettoia, dove noi parcheggiamo. Anche se chiudiamo il cancello è facile scavalcare la rete metallica, manomessa in più punti».

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