Arsom, già spariti i macchinari
San Martino in Rio: ieri presidio dei lavoratori al tavolo regionale convocato in municipio a Carpi
SAN MARTINO IN RIO. Ieri pomeriggio davanti al municipio di Carpi (Modena) in concomitanza con il tavolo regionale sulla vertenza Arsom, si è svolto un presidio dei lavoratori dell’azienda che aveva sede in via Lombardia e che, in seguito al terremoto, si è trasferita a San Martino in Rio.
I dipendenti sono stati lasciati a casa tramite un messaggio Whatsapp da parte del titolare che, in quelle poche righe, comunicava che l’attività era sospesa e si sarebbe impegnato a risolvere la situazione. Alcuni macchinari, inoltre, sono spariti e il magazzino sarebbe stato svuotato. Le condizioni appaiono piuttosto critiche: il “buco” ammonterebbe a 7 milioni e i dipendenti, in arretrato di tre mensilità, oltre che del trattamento di fine rapporto, pretendono certezze.
Al tavolo, convocato su richiesta delle parti sindacali, hanno partecipato il sindaco di Carpi Alberto Bellelli, il primo cittadino di San Martino in Rio, Paolo Fuccio, rappresentanti della Provincia, dell’assessorato alle attività produttive della Regione, dell’associazione Cna e di Fiom Cgil. Il tavolo ha deciso di riconvocarsi per mercoledì 28 alle 13. Questo con l’obiettivo di verificare le condizioni di un’eventuale soluzione della vertenza e non disperdere la storia e la produzione di questa impresa.
«Ci siamo prefissi l’obiettivo di verificare il coinvolgimento delle imprese, tramite le associazioni – commenta Angelo Dalle Ave, sindacalista di Cgil Fiom – per fare sì che l’attività dell’Arsom continui. O con una newco o tramite acquisizione. Per ora rimangono aperte tutte le possibilità. Abbiamo inoltre parlato dell’ipotesi di un acconto sulle retribuzioni non percepite». Tra i dipendenti in presidio regna la rabbia. «Improvvisamente si sono presentati dei problemi: i fornitori non ci facevano più pervenire la lamiera, materia prima che lavoravamo e ci hanno detto di prendere una settimana di ferie. Poi, non l’attività non è più ripresa», spiega un’addetta 34enne che preferisce rimanere anonima, in capo all’ufficio tecnico e acquisti. In angoscia per il proprio futuro anche Antonio Morano, 63 anni. «Mi mancano quattro anni e mezzo alla pensione: ma chi mi assume? – commenta – Ci hanno comunicato di prenderci le ferie. Poi, noi siamo ritornati il 2 febbraio. Siamo entrati in azienda e abbiamo visto che c’era il magazzino svuotato e alcune macchine erano sparite».
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