Gazzetta di Reggio

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Coopsette paga una parte degli arretrati

di Enrico Lorenzo Tidona
Coopsette paga una parte degli arretrati

In cassa 58 milioni di euro: via libera al primo piano di riparto per 1,9 milioni di euro di crediti tra stipendi, tfr e parcelle

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REGGIO EMILIA. Coopsette ha “ in cassa” 58 milioni di euro suddivisi in sette conti bancari ed è pronta a restituire una prima tranche da 1,9 milioni di euro con il via libera del primo piano di riparto avvenuto pochi giorni fa. Un piano che prevede restituzioni ai creditori privilegiati, prima di tutto gli ex lavoratori della coop. I crediti riguardano gli ultimi tre stipendi per una ventina di persone, i Tfr arretrati, le contribuzioni ai fondi pensione complementari e via dicendo. I creditori sono suddivisi in categorie e vedono nell’elenco oltre un migliaio di posizioni per cifre di piccolo importo ma di assoluta valenza. Il saldo delle disponibilità liquide è fissato al 30 settembre del 2017 e riportato nel piano di riparto parziale consegnato ai creditori dal commissario liquidatore Giorgio Pellacini.

Il commercialista reggiano ha potuto quindi fissare un primo importante punto dell’immenso lavoro di ricostruzione del patrimonio della cooperativa di costruzioni di Castelnovo Sotto, una delle più imponenti realtà del settore in Italia, crollata nel 2015 sotto il peso dei debiti e con un passivo di 790 milioni di euro conteggiato dopo la liquidazione coatta decisa dal ministero dello Sviluppo economico.

Non tutto sembra perduto dopo il crac di Coopsette ma di strada da fare ce n’è ancora molta per restituire i crediti e sanare la ferita con soci e prestatori. La categoria che assorbe l’importo complessivo più alto tra i creditori privilegiati non è però quello dei lavoratori, bensì quello dei professionisti, che vantano crediti ammessi alla procedura per 840mila euro compresi nel riparto.

Pellacini ha svolto un compito non semplice data la vastità della galassia del gruppo Coopsette. Il riepilogo descritto dal commissario a fine settembre scorso vede entrate per 45 milioni di euro, derivanti dall’incasso di crediti verso clienti, altri 4,7 milioni per la cessione di rami aziendali (altro punto nevralgico dell’azione di Pellacini) e 5,3 milioni per la cessione di immobili. Tra le uscite ci sono 15 milioni di euro per il pagamento di stipendi e contributi e altri 6 milioni per il pagamento di diversi fornitori. Successivamente, in soli due mesi – tra ottobre e novembre 2017 – sono stati incassati altri 4 milioni di euro tramite la vendita del patrimonio mobiliare e l’attività di recupero dei crediti. Il ministero ha dato il via libera a Pellacini per attuare il piano di riparto parziale, che risulta essere comunque una goccia nel mare del passivo da 790 milioni di euro in capo alla procedura di Coospette. Lì a fare la parte del leone sono i creditori chirografari, per una cifra pari a 699 milioni di euro. Tra questi erano stati compresi i soci lavoratori, molti dei quali finiti poi in Naspi (la nuova disoccupazione), che hanno visto svanire la loro quota sociale (data per persa), gli stipendi arretrati, i contributi e il tfr non versati. Molti di questi sono anche tra i 700 prestatori sociali che reclamano a gran voce i 9 milioni di risparmi spariti nel buco.

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