Secchia, lo stop al parco da tre comuni modenesi
Casalgrande, il primo giro di delibere si è arenato a Carpi, Modena e Formigine. Nel percorso partecipato coinvolte anche associazioni venatorie ed economiche
CASALGRANDE. Che qualcosa non sia andato per il verso giusto nell’iter per la proposta di istituzione del Parco Secchia è evidente dalle delibere licenziate dai Comuni coinvolti: 14 quelli che, alla fine, hanno detto sì, al “paesaggio protetto” (previsto dalla legge regionale 6/2005), 11 quelli che invece avevano dato l’ok all’istituzione di un parco.
A mancare all’appello per il sì al parco i comuni modenesi di Carpi, Formigine e Modena. E sarebbe stata proprio la mancata delibera di questi ultimi ad arenare un percorso avviato ormai da più lustri. E il tempo impiegato e che ancora si sta impiegando la dice lunga sulle difficoltà di trovare la quadra tra i vari interessi coinvolti. Forse troppi dal momento che nell’iter partecipato rientrano Comuni e associazioni, non solo ambientaliste, ma anche venatorie e delle più svariate categorie produttive (artigiani, industriali, cooperative): dentro ci finiscono pure le imprese di estrazione e di costruzione. Sono quelli che vengono definiti, con un termine ormai in voga tra gli amministratori, gli stakeholder.
I tre Comuni reggiani interessati, Castellarano, Casalgrande e Rubiera, il loro sì convinto al Parco lo avevano dato.
A Casalgrande con una delibera, che costituisce atto d’indirizzo, approvata il 24 marzo 2016; un documento uguale a quello sottoposto alle giunte di tutti gli altri Comuni coinvolti e che alla fine è diventato carta straccia. Riportava stralci del verbale della Comunità del Secchia – altro organo chiamato a esprimersi in questo percorso partecipativo e che rappresenta tutti i 14 Comuni – del gennaio precedente in cui si legge, tra le altre cose: «Tutti gli intervenuti indicano nella proposta 1, quella che prevede l’istituzione di un’area a parco e contigua per tutta la lunghezza del fiume Secchia, ritenendo quella la più idonea ad una vera valorizzazione ambientale e territoriale del sistema fluviale. Viene sottolineato da diversi interventi che dopo oltre un decennio di discussioni sia giunto il tempo di decidere».
La delibera intendeva così dare mandato, in via urgente, all’Ente parchi Emilia Centrale (nuovo organismo istitutivo di una legge regionale del 2011), di recepire le linee in essa contenute in merito al parco. Il percorso non è certo dei più lineari. E infatti il passaggio tra i rappresentanti dei singoli comuni in seno alla Comunità di Riserva del Secchia e i rispettivi consigli comunali non è stato agevole. Anzi in tre casi, Carpi, Modena e Formigine, si è proprio arenato.
«Scarso coraggio politico e amministrativo di fronte a chi ha interesse a sfruttare le risorse naturali e non a tutelarle, in un periodo prossimo alle elezioni come questo...», tuona Gioacchino Pedrazzoli, motivando la rottura del Wwf dopo un percorso di studio condiviso che durava ormai dal 1989.
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