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Tutto iniziò con l’arresto di Daki nel 2003

Due tunisini legati al terrorismo islamico hanno attraversato il confine e si stanno spostando in macchina sul territorio italiano. Uno di loro vive a Reggio Emilia. È l’allarme che nel maggio scorso...

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Due tunisini legati al terrorismo islamico hanno attraversato il confine e si stanno spostando in macchina sul territorio italiano. Uno di loro vive a Reggio Emilia. È l’allarme che nel maggio scorso è cominciato a circolare su WhatsApp e Facebook, fino ad essere rilanciato sulle testate nazionali e ad allertare le forze dell’ordine. Una preoccupazione che per fortuna alla fine si è rivelata infondata. Nessuno dei due nordafricani infatti è stato trovato in possesso di elementi riconducibili al terrorismo. Ma la notizia aveva scatenato la preoccupazione dei reggiani. E in tanti hanno ricordato quando in città sempre dei tunisini erano stati arrestati perché considerati vicini ad Al Qaeda. Nel 2007 in un appartamento in via Debeli agiva un gruppo di tunisini: cinque gli arresti fra il novembre di quell’anno e l’aprile 2008, a Reggio e Novellara, con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo. Quindici le persone perquisite in un solo giorno nell’ambito dell’operazione, chiamata “Rinascita”. Nel 2011, in appello a Milano, per i cinque arrestati sono state tre le assoluzioni e due le condanne. Tutti e cinque i personaggi sono stati rispediti nel loro Paese di origine. Nomi che si aggiungono a quello del marocchino, Mohamed Daki, il “guerrigliero” che – come sancito nel 2008 dalla Cassazione – dopo l’11 settembre stava preparando da tre mesi a Reggio attentati nel segno di Al Qaeda, arrestato in via Melato nel 2003, dopo aver vissuto ad Amburgo da vice imam, a stretto contatto con la cellula madre dell’attentato dell’11 settembre.

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