Minaccia la moglie anche in caserma
Telefonate sul numero fisso dei carabinieri di Bibbiano: «Ti sgozzo». Ora il 49enne non può avvicinarsi alla donna
BIBBIANO. Ha commesso l’errore di minacciare la moglie mentre quest’ultima si trovava in caserma a Bibbiano: le telefonate minatorie sono state registrate e ora costituiscono una delle prove principali nei confronti dell’uomo, un 49enne accusato di maltrattamenti in famiglia. Nei confronti del marito, comparso ieri in tribunale per l’interrogatorio di garanzia, il gip Luca Ramponi ha disposto l’allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinarsi alla moglie e ai luoghi che frequenta quest’ultima. La vicenda risale a fine gennaio scorso: diversi episodi (23-24 gennaio e 27-28 gennaio) con tanto di interventi dei carabinieri presso l’abitazione. Un rapporto teso, quello tra i due coniugi uniti in matrimonio da ben 23 anni, che, secondo quanto ha riferito la moglie, si era aggravato a partire dal 2001, in seguito ad un grave lutto familiare: da allora gli episodi di violenza fisica verso la donna – spintonata, gettata e terra o sbattuta contro i mobili per futili motivi – si erano intensificati. Fino ad arrivare a quei giorni di fine gennaio, quando l’uomo ha iniziato a rimproverare la moglie per lo scarso ordine e pulizia, a suo dire, della casa: all’ordine ha provveduto l’uomo, accumulando in sacchi dell’immondizia vestiti e medicinali della moglie e della figlia e gettandoli fuori dalla finestra. La situazione è degenerata nel pomeriggio del 27 gennaio, quando il marito ha iniziato ad apostrofare la moglie con pesanti offese e ad augurarle di morire «non di morte naturale, morirai ammazzata», promettendo di schiacciarla con la macchina o di «bruciare tutto». L’uomo se l’è presa anche la figlia, disconoscendola come propria discendenza. Infine ha iniziato a disporre dei coltelli sul tavolo, prospettando alla consorte che l’avrebbe uccisa di notte mentre dormiva.
La moglie, stanca di sopportare, ha sporto querela e il suo racconto è stato definito «attendibile, logico e coerente», anche grazie ai riscontri: l’intervento sul posto effettuato dalla stazione dei carabinieri di Bibbiano; la deposizione di un’amica della donna, che aveva ricevuto le confidenze sui maltrattamenti subìti durante la vita coniugale; le telefonate minatorie percepite direttamente dai militari mentre la donna si trovava in caserma, nelle quali il 49enne minacciava ad esempio di sgozzarla se fosse tornata a casa.
Durante l’interrogatorio di garanzia svoltosi ieri in tribunale, il marito ha ammesso i fatti e si è detto dispiaciuto per l’accaduto, definendosi incapace di dare un seguito concreto alle minacce e promettendo che in futuro sarebbe cambiato. L’avvocato difensore Massimo Viappiani ha sottolineato che il 49enne è incensurato e che il suo comportamento è stato dovuto al forte stress e alla depressione seguita al lutto.
Il giudice Luca Ramponi però ha ritenuto che esiste «un concreto pericolo che l’indagato commetta delitti della stessa specie per cui si procede», in altre parole che sussiste il pericolo di reiterazione del reato, «pericolo che è anche attuale visto che una ripresa della convivenza, auspicata invero dall’indagato, risulterebbe foriera di una situazione a rischio».
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