A rischio le piante da frutto e gli ortaggi
La Coldiretti lancia l’allarme: «Il tepore dei giorni scorsi ha provocato un risveglio vegetativo»
REGGIO EMILIA. L’allerta meteo dei giorni scorsi ha toccato solo di striscio i territori della nostra provincia dove le attese nevicate al di sotto della via Emilia sono arrivate solo sotto forma di pioggia comunque preziosa per la ricostituzione delle riserve idriche del terreno. Per la pianura reggiana si tratta di quantitativi di acqua fondamentali per ristabilire una certa regolarità nelle precipitazioni. Dopo un 2017 chiuso con un deficit idrico di oltre 200 millimetri, e un gennaio nel quale è piovuto solo un terzo rispetto a quanto normalmente si verifica in terra reggiana, febbraio, con i suoi 121 millimetri caduti fino ad oggi, riporta in pareggio il bilancio idrico. A preoccupare in queste ore sono gli annunciati forti abbassamenti di temperatura che si preannunciano polari e per alcuni osservatori addirittura capaci di scendere al di sotto dei –10 gradi centigradi. La gravità del fenomeno starà appunto nel grado minimo che si verificherà realmente. Secondo le previsioni di Arpa meteo Emilia Romagna nel Reggiano il freddo più intenso sarà quello che si verificherà nella notte fra domenica e lunedì con minime che potranno spingersi fino a – 6 gradi centigradi e massime che non saranno in grado di risalire oltre lo zero. Un fenomeno non inusuale per il periodo ancora invernale e che in linea di massima non dovrebbe portare a gravi danni alle colture se non alle piante di vite con recenti tagli di potatura, pratica in corso in questo periodo, nei quali il freddo potrebbe avere modo di insinuarsi facilmente provocando perdite di produzione. Un episodio termico simile a quello atteso nei prossimi giorni si verificò il 24 febbraio 1993 con minime che scesero a -7 gradi. Le piante arboree però nel periodo di pieno riposo invernale hanno necessità di freddo che tuttavia non deve spingersi oltre certi livelli. La preoccupazione degli agricoltori reggiani sta piuttosto nel fatto che le elevate temperature diurne dei giorni scorsi, per 30 giorni su 55 le massime hanno superato i 10 gradi, hanno generato un’anticipazione della ripresa dell’attività vegetativa nelle piante che in questo modo potrebbero accusare danni anche a minime non eccessivamente rigide. La Coldiretti provinciale in una nota specifiche che «il tepore quasi primaverile ha provocato in alcuni casi un risveglio vegetativo delle piante da frutto. Situazione analoga per i seminativi, in particolare per le barbabietole seminate da qualche settimana, che sono già in germinazione. Preoccupazione anche per gli ortaggi invernali». Molto meno preoccupante la situazione dei vigneti che sono ancora in pieno riposo vegetativo e in grado di resistere anche a -13/15 gradi sotto lo zero soprattutto in condizioni di ottima lignificazione. Lignificazione meno felice invece è quella che si registra nei vigneti che lo scorso anno hanno subito i danni da brina (gelo primaverile). Dal punto di vista della prevenzione non c’è nulla da fare anche in considerazione che l’atteso freddo potrebbe durare per diverse ore consecutive.
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