Gazzetta di Reggio

Reggio

«Mai più nessuno muoia come Fufu»

di Leonardo Grilli
«Mai più nessuno muoia come Fufu»

Fouad Loubane, l’artista senzatetto deceduto sotto il porticato di via Agosti, è stato il simbolo del corteo pro migranti di ieri

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REGGIO EMILIA. «Basta morire in strada, basta lasciare le persone abbandonate alle Reggiane, nessuno sia più come Fufu». La manifestazione pro migranti “Reggio Emilia accoglie – nessuno è illegale” si è svolta ieri pomeriggio nel ricordo di Fouad Loubane, da tutti conosciuto come “Fufu”. Il 32enne di origini marocchine, musicista e artista senza fissa dimora, che da anni dormiva alle ex Reggiane e che è deceduto nella notte fra martedì e mercoledì sotto il porticato della sede del Csi, in via Agosti, dove aveva trovato rifugio. Un modo per tener viva la sua memoria, per farne il simbolo di quello che i manifestanti non vogliano accada mai più. Il suo nome, la sua storia, è stata più volte ricordata dalle voci amplificate di chi a turno ha parlato alle circa 300 persone in corteo.

Una tragedia, quella di Fufu, che ha profondamente scosso la città e soprattutto la comunità di stranieri, amici e operatori del sociale che da anni lo conoscevano. Tanto che, fra i manifestanti, ieri ha voluto esserci anche la fidanzata del 32enne, Nadia, anch’essa di origini marocchine. Accompagnata da un’amica, perché il dolore è ancora troppo, la ragazza ha mostrato a tutti una foto del suo amore che adesso non c’è più. Foto che è poi stata esposta in cima al corteo, sopra al furgone che ha guidato i manifestanti da piazzale Marconi fino in piazza San Prospero.

«Fufu è morto per il freddo – ha raccontato con la voce rotta mentre marciava in testa ai 300, cercando di ripararsi dal freddo – nessuno lo aiutava, nessuno ci ha mai aiutato. Stava fuori, dove capitava, dove poteva. La stessa cosa che accade tutti i giorni alle Reggiane, dove tutti dormono al freddo proprio come lui».

E proprio alle Reggiane Fufu era un punto di riferimento, un uomo che cercava di portare un po’ di calore e allegria fra i capannoni diroccati e degradati, abitati da decine di persone che per la città sono fantasmi senza volto e senza storia. Nonostante fosse a Reggio da anni, Fouad si era ritrovato a dormire alle Reggiane.

Ma non per questo aveva perso la voglia di vivere, anzi si impegnava per chi era nella sua stessa condizione. Partecipava ad Arte Migrante, agli spettacoli in via Turri e cercava di organizzare dei pomeriggi musicali dentro le Reggiane. Per accertare le cause del decesso, il sostituto procuratore Giacomo Forte ha disposto l’autopsia sul 32enne. Ma, nel frattempo, resta vivo il tema dei migranti, dell’accoglienza, «della lotta al razzismo e al nuovo fascismo».

Argomenti e problematiche che sono state al centro del corteo di ieri. Che, nonostante il peso della tragedia di Fufu, più che una manifestazione è stata una festa. Perché, a lui, sarebbe piaciuto così.

«Reggio Emilia, are you ready for the party» urlava la voce di un migrante dai microfoni, mentre la musica invadeva le strade della città man mano che il gruppo si spostava lungo viale Monte Grappa, piazza Fontanesi e infine piazza San prospero.

«Siamo qui per avere una risposta dalla politica – gridano gli organizzatori – perché vogliamo un Paese che garantisca l’accoglienza, vogliamo che più nessuno muoia in mare, vogliamo impedire che le persone siano rinchiuse e torturate nelle carceri libiche, volgiamo combattere il fascismo e il razzismo».

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