Nella fabbrica di Schindler che salvò mille bimbi ebrei
Gli studenti hanno visitato un luogo simbolo per il tema scelto quest’anno: i Giusti In primo piano persone di origine non ebraica che ebbero il coraggio di rischiare
CRACOVIA. Il coraggio di rischiare tutto per salvare altri, spinti dalla passione, dalla generosità, dalla fede. Dall’umanità, prima di tutto. Il tema centrale del Viaggio della Memoria 2018 è un omaggio ai Giusti fra le nazioni, persone di origine non ebraica che durante la seconda guerra mondiale salvarono la vita ad almeno una persona ebrea. L’elenco di questi Giusti è custodito nel giardino dello Yad Vashem, il memoriale dell’Olocausto di Gerusalemme, e contiene tanti nomi noti. Il campionissimo di ciclismo Gino Bartali, ad esempio. O il sacerdote cavriaghese don Enzo Boni Baldoni. Il più famoso, grazie al film di Steven Spielberg, è senza dubbio Oskar Schindler, che assieme alla moglie Emilie Pelzl salvò oltre mille bimbi ebrei impiegandoli nella sua fabbrica di utensili a Cracovia. Inevitabile, per il Viaggio 2018 con base a Cracovia, approfondire questi temi.
Lo hanno fatto Cristiano, Gabriele, Isacco, Leandro, Maickol, Marcel, Sabrina, i ragazzi dell’Enaip, una delle nuove scuole coinvolte nel progetto. Il gruppo ha visitato la zona di Podgórze, appena fuori dal centro. Lì si trovava la famosa fabbrica di Schindler in via Lipowa 4. E lì vennero rinchiusi, in un quartiere trasformato in un ghetto chiuso, i 68mila ebrei che vivevano nel distretto di Cracovia. Non lontano vi sono i resti di un altro luogo simbolo di “Schindler’s List”, il campo di concentramento di Plaszow. «La fabbrica di pentole amministrata dal tedesco Oscar Schindler dava lavoro a moltissimi ebrei, il cui numero aumentò esponenzialmente nella sua fabbrica mano a mano che le persecuzioni naziste diventavano più feroci. Per questo Schindler è riconosciuto, a giusta ragione, come Giusto fra le nazioni per la sua meritoria opera di salvataggio di centinaia di ebrei, a rischio della propria incolumità», raccontano i ragazzi dell’Enaip. «Parte della sua fabbrica ospita oggi la mostra permanente dal titolo “Cracovia, il tempo dell'occupazione 1939-1945”; mostra che il gruppo ha visitato nel pomeriggio, arricchendo la propria conoscenza dell'argomento attraverso ricostruzioni di ambienti d'epoca, fotografie e filmati, documenti e oggetti, e scoprendo inoltre dettagli inaspettati come, ad esempio, che il celebre regista Roman Polanski fu rinchiuso nel ghetto all'età di otto anni, oppure che l'inno polacco fu scritto da un soldato al seguito di Napoleone mentre era proprio a Reggio Emilia».
Sempre a Podgórze si respira l’aria di un’altra leggenda, quella di una farmacia e del suo gestore, il polacco Tadeusz Pankiewicz. «Pankiewicz è un altro Giusto fra le nazioni, per il suo essere stato sempre, anche all'epoca del ghetto, al servizio della popolazione ebraica: da polacco, aveva chiesto al governatore tedesco il permesso di continuare a gestire la propria attività nel ghetto, dando medicine ai malati e operando sempre per la loro salvezza». La sua farmacia, al bordo del ghetto, si affaccia su un momento celebre, la “Piazza delle sedie”. È «una grande installazione a cielo aperto che ricorda le vittime dello sterminio tramite 68 sedie di bronzo che rappresentano, col loro stare tristemente vuote, le migliaia di vite perse (1.000 per ogni sedia). Le sedie, alcune più basse su cui ci si può sedere, altre più alte, sono rivolte in direzioni diverse, verso punti significativi del ghetto: le mura vecchie, le abitazioni, la fabbrica di Schindler, la farmacia». Da quel ghetto, e da quel che restava del vecchio splendido quartiere ebraico Kazimierz, partirono anche i componenti del commando che poco prima del Natale 1942 colpirono gli ufficiali nazisti dell’esercito di occupazione, mentre uscivano dal caffè del teatro. Fra loro, una ragazza ebrea, Havka Raban, che 70 anni dopo ha visitato Reggio e incontrato i ragazzi di una precedente edizione del Viaggio della Memoria.
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