Serve la revisione della norma sui parti
In consiglio comunale il documento che impegna i parlamentari emiliani a cambiare i parametri in Conferenza di Stato
CASTELNOVO MONTI. Forse avrebbe avuto una partecipazione maggiore se non fosse stata una serata con una forte nevicata, ma la seduta del consiglio comunale incentrata soprattutto sull’ospedale Sant’Anna ha visto un dibattito vivace e sono stati affrontati diversi temi, sia gli ordini del giorno proposti dai Comitati popolari che la recente modifica con riduzione degli orari del servizio di ginecologia.
In discussione c’erano i documenti predisposti dai comitati “Salviamo le Cicogne” e “Di.na.mo”, e un documento presentato dal gruppo di maggioranza “Noi per Castelnovo Monti”, al quale ha contribuito anche il gruppo “Progetto per Castelnovo”, che è stato approvato a differenza dei due legati ai Comitati, presentati dalle minoranze, respinti con risposta argomentata dell’Amministrazione. Sull’andamento della discussione e la scelta di respingere i documenti dei comitati spiega il Sindaco Enrico Bini: «Per quanto riguarda il documento presentato da “Salviamo le Cicogne”, abbiamo avuto modo di confrontarci con i gruppi di minoranza e lo stesso Comitato. Sono convinto che approvarlo sarebbe stato un modo di illudere le persone: al momento non c’è alcuna base concreta per ottenere risposta positiva a una richiesta di revisione della mancata deroga da parte del Comitato nascite regionale e da quello nazionale». «Mi spiace - aggiunge - che si sia scelto di sottoporlo comunque a votazione, perché questo ha segnato una divisione tra i gruppi (hanno votato a favore Progetto per Castelnovo e Movimento 5 Stelle, contrario il gruppo di maggioranza, ndr), mentre nel consiglio dell’Unione dei Comuni dell’Appennino si è trovato l’accordo per ritirarlo e lavorare alla stesura di un documento unitario. Averlo approvato in consiglio comunale sarebbe stata la scelta forse più facile, ma solo per dare un contentino». Prosegue Bini: «Il documento del Comitato Di.Na.Mo è invece irricevibile, perchè chiede all’amministrazione di farsi promotrice di una causa legale contro la Regione, ente con il quale dobbiamo invece collaborare e anche perché pure in questo caso non ci sarebbero spazi minimi di accoglimento da parte del Tar: l’esempio che è stato citato di quanto avvenuto in Umbria è completamente diverso dalla nostra situazione e comunque anche in quel caso è stato accolto il mantenimento di un pronto soccorso ma respinta la richiesta di mantenere altri reparti».«Per ottenere una risposta diversa, noi abbiamo lavorato anche insieme a Progetto per Castelnovo, a un documento che a mio avviso supera quelli dei comitati: l’unica direzione in cui è possibile agire per ottenere una revisione della chiusura del punto nascite è chiedere che gli eletti in parlamento della provincia di Reggio, ma anche di quelle di Modena e Parma, si impegnino per cambiare la norma approvata in Conferenza Stato – Regioni sul numero minimo dei parti - spiega - Si sta costituendo anche la federazione delle Aree interne, di cui facciamo parte come Appennino Reggiano e in cui la stragrande dei territori rappresentati sono appenninici: tutti stanno vivendo le stesse difficoltà per l’impostazione dei servizi su parametri numerici che penalizzano queste aree. Anche questa nuova federazione porterà avanti una azione di pressione e forte richiesta a Roma di rivedere tali modalità decisionali».
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