Boom di popolarità per lo scalogno
I problemi per la ditta Freddi arrivano dalla concorrenza francese
SANT’ILARIO. Sarà perché contribuisce a tenere sotto controllo ipertensione, colesterolo e circolazione. Sarà perché ha un sapore forte ma non troppo, o perché si adatta bene – a crudo – sia a piatti di carne che di pesce, ma l’uso dello scalogno dell’Emilia, a metà tra aglio e cipolla, è cresciuto vertiginosamente in questi anni. Parola di Matteo Freddi, patron della “Freddi prodotti ortofrutticoli”, azienda di Calerno a Sant’Ilario, leader nel settore del conferimento alla grande distribuzione (Coop e Cond) di cipolla borettana (tra le altre), patate e appunto, scalogno “made in”.
E proprio “Allium ascalonicum”, pianta della famiglia delle liliaceae, dopo la trasmissione di Rai 1 “Buono a sapersi” condotta da Elisa Isoardi del 12 febbraio scorso ha avuto un boom di popolarità. Tanti i curiosi che si sono affacciati nella ditta Freddi per chiedere informazioni e spiegazioni sull’uso. Potenza della tivvù.
Come fa presente Freddi «il consumo dello scalogno è passato dallo “zero” del 1988 a un chilo e mezzo pro capite del 2017, con una produzione che ha raggiunto le 300 tonnellate l’anno scorso segnando un 20% in più rispetto al 2016», peccato che il 2018 si presenti con handicap. «Perché a causa della sovra produzione francese, lo scalogno prodotto oltralpe viene venduto sotto costo - spiega l’imprenditore - creando problemi alle produzioni locali». Che invece puntano sulla qualità non solo nella produzione ma anche nel confezionamento.
«Lo scalogno – spiega Freddi – per mantenersi come si deve, ha necessità di avere confezioni in legno, che è uno stabilizzatore dell’umidità naturale e impedisce la formazione di muffa, il vero nemico di cipolle e scalogni». Dunque, imballaggi di plastica al bando alla Freddi che per mostrare l’utilizzo del prodotto ha adottato una strategia “social”: sito accattivante con ricette di una food blogger, promozione su Facebook e Twitter.
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