Candidati nel mirino di commercianti e piccoli imprenditori
Ieri al Posta un convegno organizzato da Rete Imprese Italia Sotto accusa le politiche di Pd, Liberi e Uguali, Lega e M5S
REGGIO EMILIA. Fisco più leggero, meno burocrazia e più facilità ad accedere al credito, ma anche guai a chi tocca il Job’s act e l’appello a reintrodurre i voucher. Le richieste di Confesercenti, Confcommercio, Cna e Lapam Confartigianato ai candidati alle prossime elezioni, se da un lato erano prevedibili dall’altro, nel dibattito che si è svolto ieri all’hotel Posta, hanno dato vita a un confronto in cui non sono mancate battute e affondi tra i rappresentanti delle associazioni e i candidati. A confrontarsi nel convegno organizzato da Rete imprese Italia dal titolo “Con le imprese c’è più Italia”, i candidati Luigi Marattin (Pd), Mirko Tutino (Liberi e Uguali), Maria Elena Spadoni (M5s), Gianluca Vinci (Lega) e i presidenti provinciali di Confesercenti, Dario Domenichini, di Cna, Giorgio Lugli, di Lapam Confartigianato, Ivo Biagini, e Donatella Prampolini di Confcommercio. Proprio quest’ultima, dopo un primo giro di risposte dei candidati, è intervenuta per ribadire quelle che per artigiani e commercianti sono le misure irrinunciabili per rilanciare il settore che, soprattutto nel commercio, soffre di una debole ripresa dei consumi interni. E l’ha fatto ricordando al candidato Pd che «per troppo tempo è stato sottovalutato il ruolo e la funzione delle associazioni di categoria e dei sindacati e che la stessa attenzione riservata alle grandi imprese con gli sgravi fiscali ora deve essere rivolta alla piccola e media impresa e al commercio». Così come ha liquidato la proposta del reddito di cittadinanza sostenuta dal M5S, affermando che «il lavoro e l’occupazione la creano le imprese e le risorse, invece di essere destinate a chi ha un reddito inferiore ai 780 euro, dovrebbero servire a detassare le imprese che creano lavoro».
Mirko Tutino è invece finito sotto accusa per la scelta di LeU di voler cancellare il Job’s act e di non reintrodurre i voucher, per poi apostrofare il candidato della Lega Gianluca Vinci con un «siamo seri, proporre la flat tax al 15% è un prenderci in giro». Il confronto che sembrava avviato a ricalcare il tradizionale canovaccio preelettorale, con i candidati che lisciavano per il pelo la platea, si è riacceso.
Un fuoco su cui ha gettato benzina il presidente di Lapam Biagini, proponendo di legare lo stipendio dei parlamentari al Pil. Un tema su cui Spadoni ha ricordato di aver restituito parte del suo compenso mentre Marattin si è detto d’accordo nel legare però lo stipendio alle presenze in aula e ricordando che Luigi di Maio è stato presente solo al 30 % delle sedute in aula.
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