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«Cemental chiusa perché la gente moriva»

«Cemental chiusa perché la gente moriva»

Il primario conferma la diagnosi della morte di Nanetti. L’ex operaio Montanari: «Spero nella giustizia»

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CORREGGIO. «C'è poco da stare allegri: ho lavorato per 16 anni lì, in mezzo all’amianto, e la gente moriva». Paolo Montanari è un ex operaio affetto da asbestosi al terzo grado che, nonostante la grave malattia, non si perde un’udienza. Anche ieri era presente al processo contro Franco Ponti, ex titolare della Cemental di Correggio, accusato di omicidio colposo nei confronti di Luciano Nanetti, altro ex operaio morto nel 2012. Ponti, in questo processo, è accusato anche di lesioni gravissime. Proprio ieri, su richiesta di Ernesto D’Andrea, legale della famiglia Nanetti ora parte civile al processo, è stato sentito Alberto Cavazza, primario dell’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio, che ha confermato la diagnosi di mesotelioma sarcoide fatta a Nanetti sei anni fa. «Dal punto di vista clinico era ormai chiaro che il paziente è stato esposto all’amianto, secondo un quadro Tac molto caratteristico», ha detto Cavazza al giudice Luca Ramponi. «La conclusione clinica e oncologica può essere di mesotelioma saromatoide».

«Viene confermato che esiste questa diagnosi di mesotelioma sarcomatoide» ribadisce quindi D’Andrea: «I dubbi di Cavazza rimandano questo dato di certezza ai dati clinici e di radiodiagnostica giunti dopo l’analisi istologica fatta dallo stesso dottor Cavazza». Il problema, per l’accusa, è presto detto: non è provato con certezza assoluta il nesso causale della morte di Nanetti e il mesotelioma. A dirlo sono già stati i periti del tribunale, le cui conclusioni pesano ora come un macigno sulle famiglie degli operai. Il giudice ha ammesso sempre ieri il registro delle onoranze funebri nel quale compare la firma di un testimone che al processo aveva negato la partecipazione al rito, a margine del quale avrebbe invece ammesso la presenza della polvere killer. Davanti al giudice, invece, aveva affermato che l’azienda era talmente pulita che dentro ci facevano i concerti. L’udienza si è poi conclusa con un rinvio a maggio, quando ci sarà la discussione finale. «Faccio fatica a venire qui alle udienze, mi faccio accompagnare perché non riesco a respirare - ha raccontato Montanari a margine dell’udienza - Vengo perché sono costretto, per sapere le cose, speriamo che vada per il verso giusto. Però non ne sono sicuro. Spero che la giustizia faccia il suo corso. Però sento tanti processi, come quello di Casale Monferrato, in cui ci sono giudizi discordanti. C’è chi dice una cosa, chi ne dice un’altra: non si sa. Dipende dal giudice». La costernazione per Montanari, seconda parte civile al processo, è forte. «Siamo rimaste 7 persone: gli altri se ne fregano. C'è della gente che dice che Ponti ha dato da lavorare ai cittadini correggesi. Però la gente è morta e il sindaco ha chiuso la fabbrica nel 1989 ci sarà un motivo».

Enrico Lorenzo Tidona

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