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Reggio Emilia, la Croce Rossa esclude 119 volontari: non arrivano ai 24 turni annui

di Giuseppe Galli
Reggio Emilia, la Croce Rossa esclude 119 volontari: non arrivano ai 24 turni annui

Con una lettera il comitato reggiano della Croce Rossa spiega ai soci il perché . Il presidente: «Regolamento discutibile ma è già pronto un corso ad hoc per loro»

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REGGIO EMILIA. “Carissimo, a seguito delle verifiche che siamo tenuti ad effettuare, il numero di servizi che hai effettuato nel 2017 risulta inferiore ai 24 e per questo, con dispiacere, il Consiglio Direttivo nella seduta del 7/2/18 ha deliberato la tua decadenza dallo status di socio».

Questo, in sintesi, il messaggio che, tramite la lettera che pubblichiamo a fianco, firmata dal presidente Roberto Piro, in questi giorni si sono visti arrivare a casa 119 volontari del comitato di Reggio Emilia della Croce Rossa italiana. Un numero elevato, superiore al 20% del totale dei volontari (a Reggio poco più di 500), causato dal nuovo regolamento varato un anno e mezzo fa dalla Croce Rossa italiana, che impone a ciascun volontario di effettuare almeno 24 servizi in un anno.

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Un provvedimento che ha scatenato la protesta di un volontario, Salvatore Abbruzzese, che da 14 anni prestava servizio alla Cri, che ha scritto una lettera indirizzata al presidente Piro e inviata anche al nostro giornale, in cui annuncia che della sua esclusione «ne farò un caso nazionale».

«Capisco la sua rabbia – ribatte Roberto Piro – e anch’io giudico discutibile questo regolamento che, oltre a lui, ha escluso altri 118 nostri volontari, tra i quali mia sorella. Devo dire, però, che oltre a battermi in sede di consiglio regionale della Croce Rossa per ridurre questo il numero di servizi obbligatori, abbiamo fatto di tutto per riuscire a fare arrivare a 24 turni quei volontari che, per motivi diversi, e chi davvero ci teneva ad arrivare a questo traguardo ce l’ha fatta.

Ci sono anche altri che, purtroppo, nonostante la volontà non ce l’hanno fatta e per loro abbiamo già organizzato, per l’11 e 12 marzo, un corso d’accesso intensivo, una sorta di “esame di riparazione”, per chi ci tiene a rientrare subito in pista. Non si tratta, quindi, di un’espulsione. C’è da dire che, nel complesso, si tratta di una perdita fisiologica: ogni anno perdiamo un centinaio di volontari, che vengono rimpiazzati da altrettante persone che si avvicinano alla nostra associazione».
 

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