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A fuoco il tetto di una villetta a Cavazzoli

A fuoco il tetto di una villetta a Cavazzoli

Notte di paura per una famiglia. Cinque squadre di pompieri al lavoro per 6 ore tra fumo e gelo

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REGGIO EMILIA. «Alle 21.15 eravamo in casa io, mio figlio e mia moglie quando lei ha visto cadere dal soffitto un tizzone ardente», afferma il padrone di casa 40enne.

È stata questa la genesi di un incendio di grosse proporzioni a Cavazzoli, nato dal banale surriscaldamento della canna fumaria e trasformatosi in una notte di duro lavoro per i pompieri, costretti a lavorare con cinque squadre per ben sei ore in condizioni proibitive, tra fuoco, fumo e gelo. Il rogo ha riguardato un’abitazione bifamiliare in via Rinaldi 116: al primo piano abitano i genitori, al secondo piano la famiglia e dietro c’è la sede dell’impresa del 40enne. «Ho subito imbracciato l’estintore, ma ormai le fiamme rapidissime erano già estese sul tetto – prosegue il proprietario – Secondo gli esperti la causa è stata il malfunzionamento della caldaia, un impianto risalente a vent’anni fa. Se mia moglie non avesse visto quella fiamma, sarebbe potuta finire in tragedia».

Scintille che, propagatesi nel tetto in legno, hanno reso alquanto complesso l’intervento dei vigili del fuoco di Reggio, accorsi sul posto alle 22 con cinque mezzi (due autopompe, un’autobotte, autoscala, piattaforma e carro aria) e una quindicina di uomini. Le operazioni di spegnimento sono durate a lungo, anzitutto per la tipologia della copertura: il tetto ventilato è un’intercapedine d’aria che fa da “effetto sandwich”, cioè amplifica la combustione e rende visibili le fiamme solo all’ultimo momento: il sottotetto era un ambiente pieno di fumo nero dalla visibilità quasi nulla, con i pompieri costretti a fare avanti e indietro con bombole e respiratori dall’autonomia limitata (appena 20 minuti). È stato necessario praticare dei tagli alla copertura, per aumentare la visibilità ed avere una valvola di sfogo. Poi ci si sono messe le gelide temperature notturne: a -4 gradi l’acqua nebulizzata che veniva spruzzata ricadeva subito ghiacciata. Le squadre sono state costrette a usare ben 20mila litri d’acqua, infiltratasi poi nei piani inferiori della casa. Solo alle quattro l’arduo spegnimento è stato concluso. Distrutti 100 metri quadri circa del manto della copertura, non fruibile (il che non è sinonimo di inagibile) l’appartamento al secondo piano, con i residenti che dovranno trovare un’altra soluzione per la notte. I danni sono da valutare, ma tra quelli diretti e indiretti si parla di oltre 50mila euro.

Ambra Prati

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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