Fatture false Unieco, 4 rinviati a giudizio
Per tre la prescrizione scatterà a marzo. Il presidente Casoli alla sbarra il 6 novembre, ma il processo ha perso pezzi
REGGIO EMILIA. Fatture false e Unieco: un processo denso di aspettative, che avrebbe potuto fare luce sui rapporti tra costruttori e grandi coop pre-crisi, si è sgonfiato e ha perso pezzi fino a preannunciarsi come un dibattimento flop.
Se ora c’è la data – 6 novembre 2018, davanti al giudice Simone Medioli Devoto – e quattro imputati rinviati a giudizio, è probabile, causa prescrizione incombente, che a finire alla barra sarà il solo Mauro Casoli, 64 anni, storico presidente del colosso coop che ha guidato per un ventennio prima del crac.
Ieri il Gup Angela Baraldi ha sancito la richiesta avanzata in precedenza dal pm Giacomo Forte: una sentenza di non luogo a procedere per 37 imputati su 43, anzi su 42, visto che uno di questi, Carmine Cappa, è morto pochi mesi fa e l’intervenuto decesso determina una causa di estinzione prevalente. Cappa era il legale rappresentante della Cam (Consorzio Artigiani Muratori), che riuniva gli artigiani edili, in gran parte calabresi, che eseguivano le opere.
Tutto l’impianto accusatorio iniziale – con la guardia di finanza che aveva contestato decine di fatture false emesse tra il 2008 e il 2010 da imprenditori calabresi – ruotava intorno a Cappa e Casoli: le altre posizioni sono di rilievo inferiore.
Paradossalmente l’unica ad aver patteggiato è stata Maurizia Bellezza, 66 anni, moglie di Carmine Cappa, accusata di riciclaggio: la donna, assistita dall’avvocato Gianni Franzoni, ha patteggiato un anno, 9 mesi e 10 giorni (pena sospesa) e 4mila euro di multa, non potendo contare per quel reato sulla clessidra della prescrizione.
Clessidra che invece giocherà a favore degli altri rinviati a giudizio, per i quali la prescrizione scatterà a marzo. Si tratta di Antonio Cappa, 57 anni, difeso dall’avvocato Giancarlo Pasquale, accusato di fatture false per 15mila euro emesse nel 2009 nei confronti di un altro artigiano edile 38enne; Giuseppe Trento, 72 anni, e Rocco Trento, 66 anni, difesi dall’avvocato Carmine Migale, accusati di fatture false verso il consorzio.
Ne rimarrà solo uno a dibattimento: appunto Casoli, per il quale la prescrizione è lontana (2021). Tuttavia il suo legale Roberto Bassi si dichiara ottimista poiché nei confronti dell’ex deus ex machina di via Ruini è rimasto in piedi un unico capo di imputazione per una sola annualità «perché, come presidente di Unieco, indicava nelle dichiarazioni annuali per l’anno 2010 elementi passivi fittizi ammontanti a poco più di 9mila euro». Briciole, considerando che i finanzieri erano partiti da una cifra di 20 milioni di fatture. Senza contare il colpo di scena della precedente udienza del 22 febbraio, quando la deposizione di un maresciallo della Finanza ha chiarito che non è stata trovata traccia di movimenti di denaro tra Unieco e Cam e che gli unici passaggi illeciti sono emersi tra il Consorzio e i singoli artigiani consorziati. «Siamo soddisfatti, ci siamo allontanati di molto da ogni responsabilità diretta e conosciuta da parte di Unieco», commenta l’avvocato Bassi.
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