In casa dei sinti un chilo d’oro rubato
La squadra Mobile ha recuperato decine di gioielli oltre a rolex, tablet e pc. Ora la questura lancia l’appello ai proprietari
REGGIO EMILIA. Erano entrati alla ricerca di droga e hanno trovato oltre un chilo di gioielli in oro, costosissimi orologi, tablet e pc per un valore complessivo che si aggira sui 100mila euro. È il risultato della retata organizzata dalla squadra mobile reggiana in una villetta di via Guernica, abitata da alcune famiglie sinti, che ha permesso di smantellare una vera e propria attività illegale di riciclaggio e ricettazione di oggetti e beni preziosi. Tutti, secondo le ipotesi investigative, rubati a Reggio Emilia e in provincia.
Secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti, il sinti 36enne indagato a piede libero sarebbe il responsabile di una sorta di “compro oro” illegale. Nel suo appartamento riceveva i clienti, comprava l’oro rubato nelle case dei reggiani e lo smontava per poterlo poi rivendere. Non a caso, assieme ai monili, sono stati trovati anche degli attrezzi abitualmente utilizzati dagli orafi per valutare, pesare, smontare e tagliare le pietre preziose.
La scoperta effettuata dalla polizia è avvenuta nel corso di una vera e propria retata, compiuta da 12 agenti in borghese della Mobile e dall’unità cinofila, lo scorso 14 febbraio. I cani sarebbero dovuti servire per cercare della droga in quanto quell’abitazione era stata segnalata come centro di spaccio. Droga che, effettivamente, è poi stata recuperata ma non dalle mani del 36enne. Quel giorno infatti vennero arrestati – e poi mandati ai domiciliari – il fratello e la cognata dell’orafo illegale, Maurizio Torre e Sara Rizzi, trovati con oltre mezzo chilo di droga.
Ma i controlli della polizia non si sono fermati allo stupefacente e, proseguendo nella perquisizione, nella zona della casa abitata dal 36enne sono cominciati a spuntare gioielli in oro nascosti nei luoghi più impensabili. Non solo. Gli agenti della Mobile hanno trovato anche diversi costosi orologi, fra i quali dei Rolex, due portatili, una macchina fotografica, tablet e cellulari.
Da lì sono cominciate le indagini per cercare di ricollegare questi oggetti a dei furti compiuti nel Reggiano e, in tre casi, ci sono stati effettivamente dei riscontri.
Così tutti gli oggetti, oltre a 11mila euro in contanti, sono stati sequestrati preventivamente dal gip Giovanni Ghini dato che l’uomo, ufficialmente disoccupato, non è stato in grado di giustificare il possesso di tutta quella merce.
«Tutti i gioielli in oro – ha spiegato il dirigente della Mobile, Guglielmo Battisti – erano custoditi all’interno di sacchetti con del riso. Un’ipotesi è che lo facessero per poi seppellirli: il riso, infatti, protegge dall’umidità del terreno ed è una modalità che abbiamo già riscontrato con la cocaina».
GUARDA LA FOTOGALLERYE COMMENTAwww.gazzettadireggio.it
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
