Luceria snodo commerciale della via Clodia
Canossa, gli studi dell’associazione archeologica Vea sui cammini lungo la storica Parma-Lucca
CANOSSA. Non solo la via Emilia, ma anche la strada Parma-Lucca. Duemila e duecento anni fa la pianura padana, colonizzata dai romani, si ritrova con due assi fondamentali: quello Est-Ovest da Rimini a Piacenza e quello Nord-Sud tra Parma e Lucca, che determineranno per secoli la strategicità politica ed economica dell’Emilia Romagna nel quadro degli scambi europei.
In tale contesto la strada Parma- Lucca e Luceria non sono poi così lontane. Come evidenziato nel convegno che si è svolto a Canossa sul tema “Oltre la via Emilia: tra la pianura padana e il Tirreno, la via romana Parma-Lucca e le radici della riserva della biosfera dell’Appennino tosco-emiliano”, Luceria si riconferma luogo di transito di un’antica via romana : la via Clodia.
Grazie ai recenti studi e ricerche di Vea, gruppo archeologico di Parma, Luceria, posta sulla cresta dell’Enza, con le sue antiche domus, i suoi emporium si riconferma tappa fondamentale per il traffico commerciale dell’epoca.
Studiando l’antico tracciato stradale della Parma-Lucca, l’archeologo Nicola Cassone che per dieci anni si è dedicato ad essa, ha individuato la matrice di altri più moderni cammini storici tanto di moda ai giorni nostri. «L’antica via romana – sottolinea Nicola Cassone – risulta essere stata la più rapida, strategica e la più funzionale da attraversare a quei tempi. La fonte di riferimento, l’Itinerarium Antonini, datato intorno al 350 dopo Cristo la conferma come un itinerario con una funzione pubblica molto forte fino al basso medioevo e all’epoca feudale».
Canossa, quindi, non è solo il territorio a più alto valore storico e artistico delle terre matildiche ma si contraddistingue anche come terra di cammini. Vie antiche, realizzate in epoca romana, utilizzate durante il Medioevo e percorse fino ai giorni nostri.
L’architetto Chiara Dazzi ha dato una lettura approfondita del paesaggio individuandone una caratteristica fondamentale: Appennino come terra della “persistenza” dove mai nessuna cosa si cancella ma si trasforma e rimane, dove le stesse terre vengono attraversate, abitate, popolate e difese prima dai romani, dagli Attonidi, e da Matilde stessa, poi, nelle epoche successive dai Vallisneri e dagli Este.
Le opere pittoriche di Pietro da Talada rinvenute nei punti cruciali di questo tracciato che conduce fino in Garfagnana e studiate dalla professoressa Clementina Santi, assessore alla cultura e al turismo di Canossa, ne costituiscono una traccia evidente. Persistenti rimangono anche le coltivazioni dell’antico farro romano, i castagneti e i pascoli sul crinale che da secoli hanno richiamato gli abitanti su queste terre. «Tutto questo - conclude il presidente del Parco Nazionale dell’Appennino, Fausto Giovannelli - conduce ad una presa di consapevolezza del valore di ciò che abbiamo sotto i nostri piedi. Con l’obiettivo di far rivivere l’Appennino che può porsi come motore per uno sviluppo sostenibile che non deve rimanere soltanto una narrazione. Deve fare parte di un disegno più vasto e tangibile, dove Luceria è crocevia importante di storie tra il mare e la montagna».
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