Cade in casa e muore, parte l’inchiesta
Montecchio: Antonio Fiorentino, 66 anni, ucciso forse da un’embolia provocata dal gesso alcuni giorni dopo le cure
MONTECCHIO. Ingessato all’ospedale “Franchini” di Montecchio per una banale caduta in casa, è spirato venti giorni dopo per una sospetta embolia che potrebbe – il condizionale è d’obbligo – essere stata provocata proprio dal gesso. È scomparso lunedì scorso Antonio Fiorentino, 66 anni, noto imprenditore di origini calabresi molto conosciuto a Montecchio. Ora i famigliari hanno presentato un esposto per vederci chiaro in una scomparsa repentina, e a loro avviso incomprensibile, di un uomo che non aveva nessun problema di salute.
La Procura di Reggio, nella persona del pm Claudio Santangelo, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo dovuto ad imperizia medica – questa l’ipotesi di reato, al momento contro ignoti – e disposto l’autopsia sul corpo del pensionato, che sarà eseguita domani sulla salma custodita a Coviolo.
La vicenda ha la sua genesi il 6 febbraio scorso quando il 66enne, che fino a quel momento godeva di ottima salute, è incappato in un banale infortunio domestico: è caduto e faticava a camminare. Il pensionato si è recato al pronto soccorso dell’ospedale Franchini, dove è stato ingessato per la rottura del tendine del ginocchio destro; rimasto ricoverato fino al 14 febbraio, è stato dimesso ed è tornato nella sua abitazione di via San Rocco. Il 23 febbraio scorso è tornato al “Franchini” per sottoporsi ad una normale visita di controllo. Ma durante la visita è emersa una polmonite e i medici hanno deciso di ricoverare di nuovo l’uomo, somministrandogli una terapia per la polmonite. Fiorentino è rimasto in ospedale dal 23 al 26 febbraio e, secondo i famigliari, pareva stare bene, non aveva nessun dolore. All’improvviso lunedì scorso, al mattino, il pensionato ha accusato un malore e gravi difficoltà respiratorie: nel giro di poche ore ha perso conoscenza, è finito in coma ed è spirato.
Causa del decesso: sospetta embolia, partita dalla gamba destra che era stata ingessata. Un’ipotesi tutta da confermare e che dovrà trovare opportuni riscontri.
La famiglia, non avendo ricevuto una chiara giustificazione per quanto accaduto, il giorno seguente ha presentato un formale esposto ai carabinieri di Montecchio, al fine di chiarire le dinamiche che hanno portato al decesso.
«L’iniziativa dei famigliari è volta esclusivamente a fini di verità – precisa l’avvocato Carmine Migale, che assiste i congiunti insieme al collega Giovanni Tarquini –. Non si vuole accusare nessuno, i familiari chiedono solo che venga fatta luce su cosa sia effettivamente successo nel periodo dalla dimissione con l’ingessatura fino al rientro in ospedale per una presunta polmonite e che cosa sia realmente accaduto in sala rianimazione. Ci sono ancora molti dubbi, a partire dal fatto che subito dopo la notizia della morte l’ospedale non ha concesso ai familiari, sconvolti, di vedere la salma, disponendo invece che sulla stessa venisse effettuato un accertamento diagnostico».
Antonio Fiorentino, nato il 12 febbraio 1952 a Caccuri (Catanzaro), residente a Montecchio da decenni, lascia nel dolore una famiglia numerosa: la moglie, tre figli e tanti nipoti. Ex imprenditore molto stimato, era conosciuto come un gran lavoratore. Ovviamente il funerale non potrà essere fissato finché non arriverà il nulla osta da parte della magistratura.
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