Dopo il nulla sabato si digiuna
Sabato sarà il “giorno della riflessione” pre elettorale. Ma con i social il silenzio andrà a farsi benedire. Il "verba volant" del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani
REGGIO EMILIA. La pochezza della campagna elettorale sabato diventerà un nulla. Sarà il “giorno della riflessione”, istituito con la legge 212 del 4 aprile 1956 e successive modifiche. Un silenzio meditativo che si protrarrà anche nella giornata di domenica affinché gli italiani possano esprimere il loro voto, serenamente.
La legge contiene riferimenti e oggetti che appartengono all’altro evo della promozione: vietati i comizi, le riunioni di propaganda diretta o indiretta, la nuova affissione di stampati, giornali murali o altri manifesti. La domenica è vietata qualsiasi forma di propaganda a meno di 200 metri dall’ingresso delle sezioni elettorali. Ma a propagare c’è tutto il resto, social.
La campagna elettorale avrà in Facebook piuttosto che con Twitter i principali e più tosti supporti-veicoli nelle giornate della riflessione imposta. Il silenzio andrà a farsi benedire. I problemi sono due. Il primo è quello che lo Stato e men che meno una disciplina etica possono risolvere: la comunicazione attraverso i social è irregolabile e non è labile, anzi, frequentemente è determinante. Il secondo problema è l’esigenza del silenzio che già in parecchi hanno giudicato anacronistica e paternalistica.
L’imposizione del “giorno del silenzio” è italica. Emotiva. Perciò ha la finalità di custodire gli istinti (passioni o furbizie). Il “giorno del silenzio” sa di veglia prima dell’investitura, di periodo di digiuno (dalle tentazioni), di rito sociale. Tant’è che fino all’altro ieri il voto era rappresentato come un “dovere” del popolo e più raramente come un “diritto” del cittadino.
Negli anni addietro non c’erano leader assenti nei confronti elettorali. Le assenze erano ritenute scandali. I politici si esprimevano con un ultimo appello. Allora sì, dopo quella celebrazione, il “giorno della riflessione” aveva un senso. Ecco perché la pochezza della campagna elettorale sabato diventerà un nulla.
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