Gazzetta di Reggio

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«La Shoah? Non ha insegnato nulla»

di Adriano Arati
«La Shoah? Non ha insegnato nulla»

La riflessione di uno studente del Gobetti dopo la visita ad Auschwitz: «È cambiato solamente il soggetto dell’odio» 

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CRACOVIA. È difficile scappare al presente e al futuro, dopo un’immersione nel passato più inumano come quella che propone il Viaggio della Memoria di Istoreco nel 2018, una settimana a Cracovia e soprattutto ai campi di Auschwitz e Birkenau, nel luogo in cui «stiamo calpestando le ceneri di circa un milione di persone», come ricordano le guide. I quasi 1.100 fra ragazze e ragazzi delle scuole superiori reggiane si trovano di fronte all’esempio più celebre, oltre che concretissimo, della disumanizzazione di cui è capace l’uomo, in grado di trasformarsi in pianificatore dello sterminio di razze e città. Il problema è che non si parla solo di uno spettro del passato, pur cupissimo e insanguinato: visitare i simboli dell’universo concentrazionario e della soluzione finale ricorda come anche oggi il mondo non sia libero dai suoi peccati, anzi. È sin troppo facile arrivare al presente: «Personalmente la visita ad Auschwitz non mi ha scalfito minimamente, non per insensibilità o per disinteresse, ma perché il mio pensiero era altrove, rivolto a tutte quelle persone che al giorno d'oggi continuano a morire per colpa dell'odio di altri», è l’amara riflessione di Alberto Denti della 4° J del Gobetti di Scandiano. «A Birkenau ho visto la foto di un bambino molto piccolo e sorridente che mi ha lasciato un enorme peso sul cuore, non solo perché a quella tenera età abbia smesso di respirare per colpa di criminali senza senno, ma perché ho pensato: “in un ipotetico aldilà, se mai lo incontrassi, come gli potrei mai spiegare che la sua morte, oltre che immotivata, sia attualmente anche inutile? Non potrei mai e non vorrei dirglielo”. Inutile. Un termine tanto forte quanto vero», continua. «La conoscenza di questo evento avrebbe dovuto portare l'uomo ad una riflessione sull'odio immotivato nei confronti di altri popoli o persone, per evitare che altre stragi si potessero ripetere, invece l'unica cosa che è cambiato e il soggetto dell'odio», ricorda Alberto. E invece: «Quanti sono i morti contabili nelle varie guerre in giro per il mondo? Quanti sono i cadaveri ammassati in fondo al Mar Mediterraneo, causati da quelle fughe frenetiche dalle guerre in Africa? – si chiede –. Non importa che siano di meno rispetto alla Shoah, sono vite umane e non sono meno importanti, vite stroncate dall'odio immotivato di persone verso altre persone. A quel bambino non voglio spiegare che la sua morte non è servita a migliorare l'uomo, e sono sicuro che sia impossibile cambiare il modo di pensare della gente nel giro di poco tempo, ma da qualche parte bisogna partire, e si dovrebbe partire da qui».

Il presente è anche la Polonia, un paese con una cultura ed una vicenda storica molto lontane da quelle italiane. «La Polonia ha avuto una storia molto travagliata. Come nazione nasce tardi solo nel 1918 per poi scomparire nuovamente nel 1939 e ritornare nazione nel 1945 con la fine del secondo conflitto mondiale. Seguirà poi il periodo del regime comunista che termina nel 1989, quando si avviano radicali e veloci cambiamenti sociali», racconta una guida italiana da anni residente in Polonia nella zona di Cracovia, perfetto tramite fra i due mondi. Per la Polonia un anno cruciale è il 2004, quando l’adesione alla Ue «segna l'inizio di un importante fase nello sviluppo economico e culturale del Paese.

La Polonia è uno dei pochi Paesi che è riuscita a passare indenne la crisi mondiale e l'economia è in continua crescita. Come diversi stati europei e non solo, anche qui purtroppo sta crescendo uno spirito populista». La meta del viaggio è storicamente Cracovia, una delle città più fascinose della Mitteleuropa: «Cracovia è una bellissima città giovane vista la presenza di circa 250mila studenti e ogni via racconta una pagina di storia. Il mio luogo preferito è una strada, la via Kanoniczka, una traversa di via Grozka. Camminare in quella strada è come tornare indietro di tre secoli. Bellissimi i palazzi ed i portoni antichi, un'atmosfera romantica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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