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«Le guide ai campi devono essere polacche»

«Le guide ai campi devono essere polacche»

Dure repliche alla proposta avanzata da Barbara Nowak, responsabile per la scuola e l’educazione 

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CRACOVIA. La trasmissione della memoria, e di un passato diviso culturalmente e politicamente, non è una questione solo italiana. Anzi. In Polonia, uno dei Paesi protagonisti delle nuove spinte populiste e nazionaliste, il dibattito ha raggiunto anche toni più aspri sino a coinvolgere anche il “simbolo dei simboli”, il memoriale di Auschwitz/Birkenau. Pochi giorni fa Barbara Nowak, responsabile per la scuola del Voivodato della Piccola Polonia (la “regione” di cui Cracovia è al centro), ha fatto una proposta che agli occhi europei appare quantomeno sconcertante. Partendo dal tema delle visite al campo per i giovani ebrei, ha proposto che le guide debbano essere solo guide polacche, e certificate non dal memoriale come accade oggi. Per la Nowak il controllo sulle guide dovrebbe essere affidato all’Ipn, l’Istituto per la memoria nazionale e Commissione per la persecuzione dei crimini contro la nazione polacca. In pratica, il coordinamento, la scelta e la formazione delle guide di Auschwitz verrebbe tolto al memoriale e affidato ad un organismo politico: una richiesta di stampo populista che ricorda manovre similari effettuate nel passato da futuri regimi totalitari maestri nella gestione delle masse. Per la Nowak, oggi «gli ebrei lasciano il campo dopo le visite convinti che i polacchi fossero colpevoli dell’Olocausto». L’ennesimo affondo su un tema già infiammatosi un mese fa con la legge che proibisce di parlare di «campi di concentramento polacchi», al centro di un duro contenzioso con Israele. Le parole della Nowak hanno generato repliche. Il museo di Auschwitz ha risposto che «da quando le visite sono affidate solo a guide autorizzate e formate dal museo, gran parte di queste guide sono persone che hanno vissuto da generazioni vicino al memoriale, che hanno forti legami con questa regione così fortemente segnata dalla storia della seconda guerra mondiale». Più diretto il docente universitario di storia Stanislaw Zerko: «Signora curatrice, come propone di verificare quanto “polacche” sono le guide? E come parlerete di Auschwitz e della Shoah agli insegnanti israeliani che accompagnano i loro studenti?». «Il concetto espresso dalla Nowak è spaventoso, solo i “veri polacchi” dovrebbero fare le guide ad Auschwitz. È terribile che persone come lei siano responsabili dell’educazione in Polonia», aggiunge l’opinionista Piotr Szumlewicz. (adr.ar.)

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