Gazzetta di Reggio

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Picchia la moglie fino a farla abortire

di Leonardo Grilli
Picchia la moglie fino a farla abortire

Un nomade di 20 anni arrestato dai carabinieri. I soprusi e gli insulti nei confronti della donna andavano avanti da anni

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REGGIO EMILIA. Un caso di violenza domestica atroce, con continue botte e vessazioni nei confronti della moglie anche quando lei era in stato di gravidanza. Botte così forti che, alla fine, le hanno fatto perdere il bambino. Hanno portato a un nuovo arresto le indagini dei carabinieri di Gattatico, ancora aperte dopo il blitz condotto il giorno dell’Immacolata, sebbene questa volta le imputazioni siano del tutto diverse. A seguito dell’operazione dello scorso 8 dicembre nel campo nomadi di via Antonio Da Genova, quando venne trovato oltre un chilo e 200 grammi di droga, i militari hanno approfondito le indagini su uno degli stessi indagati, scoprendo così una gravissima situazione familiare causata dagli atteggiamenti violenti del 20enne verso la moglie, che non appartiene alla comunità sinti.

Il quadro che emerge dalle indagini condotte dai militari è un insieme di degrado, criminalità e violenza domestica inaudita, in un contesto che sembrerebbe seguire più le regole di un clan che quelle di una moderna civiltà occidentale. Gli elementi raccolti dagli investigatori dell’Arma, infatti, hanno rivelato le continue vessazioni e le proibizioni a cui l’arrestato, poco più che un ragazzino, sottoponeva la moglie, con lui convivente da diversi anni.

Per lei, oggi 24enne, l’inizio del calvario risale al settembre 2015 quando decide di andare a vivere assieme al ragazzo nella sua roulotte in via Da Genova. E da subito diventa oggetto di continue minacce, insulti e soprusi, in diversi casi culminati in percosse tali da causarle lesioni anche gravi. Schiaffi, pugni, botte al costato, coltelli da cucina puntati contro il volto per riportarla all’ordine. Poi, nel settembre 2015, l’episodio più grave.

La moglie, in stato di gravidanza, viene picchiata così violentemente tanto da farle perdere il bambino che aveva in grembo. Nello stesso periodo subisce anche la frattura di un dito di una mano, tanto che viene portata in ospedale per farsi medicare. Ma ai sanitari, che avrebbero potuto salvarla allertando le forze dell’ordine, per timore di ritorsioni la ragazza ha deciso di mentire sull’origine della lesione. Non contento, la vigilia di Natale dello stesso anno durante l’ennesimo litigio l’ha insultata, tirata per i capelli con violenza e schiaffeggiata.

Ma la furia cieca del 20enne, la voglia di controllare la moglie mentalmente e fisicamente come fosse un oggetto, hanno avuto ripercussioni anche sui figli della coppia. In particolare sulla più piccola, avuta circa un anno dopo l’aborto provocato dalle botte del nomade. A luglio del 2017, mentre la 24enne stava lavando la bimba nella vasca, il marito l’ha spinta così forte da farle perdere la presa sulla figlioletta, che ha sbattuto con violenza la testa sui bordi della bacinella.

Il controllo che il ragazzo sinti aveva sulla compagna era pressoché totale. Al punto che, sotto minacce costanti, è stata costretta a commettere i reati più disparati.

Oltre ai furti, è stata usata anche come un vero e proprio corriere della droga. Attività che, secondo le indagini, sarebbe la vera fonte di guadagno del 20enne. Dopo due mesi di serrate indagini, quanto raccolto è stato portato all’attenzione della Procura che, concordando con i carabinieri, ha richiesto e ottenuto dal gip un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’uomo.

Nella mattinata di martedì, infine, il blitz. I militari reggiani dell’alba si sono presentati in forze al campo nomadi, dove hanno rintracciato e fermato il 20enne. Condotto in caserma, gli è stata prima notificata l’ordinanza e quindi è stato trasferito in galera con le accuse di maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona e violenza o minaccia per costringere a commettere un reato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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