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Campagna elettorale ai titoli di coda

Campagna elettorale ai titoli di coda

Un esercito di 171 candidati per assicurarsi uno dei 18 seggi parlamentari E mentre in Italia si vota, a Los Angeles si assegnano gli Oscar. Chi vincerà?

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REGGIO EMILIA. «...and the winner is...». Siamo quasi ai titoli di coda. Ma in questa campagna elettorale a tratti soporifera – che domani osserva la giornata del silenzio – i minuti finali potrebbero essere ancora decisivi. Quantomeno per sciogliere una trama che sembra tutta da decifrare. Tutti in fondo sperano nell’ happy end.  O in un inatteso colpo di scena. Ma mai come ora il finale sembra aperto, destinato a sbrogliarsi solo dopo domenica, quando l’Italia e i 388mila elettori reggiani andranno al voto per le Politiche proprio mentre a Los Angeles si celebrerà la notte degli Oscar.

La nomination alla miglior regia? Di certo spetterà al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella , chiamato a dirigere l’esito del voto per dare al Paese una prospettiva di governabilità, al momento fuori da questi schermi. Miglior film? Lo decideranno gli elettori. O meglio, solo quelli che si recheranno alle urne. Le candidature di certo non mancano: 171 aspiranti parlamentari, fra uninominali, plurinominali e pluricandidature. Ma solo 18 statuette in palio.

Sono diciotto infatti i seggi messi in palio dal Rosatellum bis nei collegi reggiani: dieci per Montecitorio (2 con l’uninominale e 8 con il plurinominale) e otto per Palazzo Madama (2 con l’uninominale e 6 con il plurinominale). Ed è per questo che la nomination al miglior attore non protagonista potrebbe anche finire nelle mani di Andrea Rossi, il sottosegretario alla Regione e responsabile organizzazione del Pd nazionale in corsa per la Camera ma fuori dalla nostra provincia, candidato dopo un cambio di collegio last minute al plurinominale 2 Ferrara-Modena. È al terzo posto, dopo Piero Fassino e Carla Cantone. Ce la farà? Restando invece a Reggio Emilia, in lizza c’è il segretario emiliano della Lega, Gianluca Vinci, capolista al plurinominale cittadino, che a differenza dei toni usati dal Carroccio nazionale sembra aver seguito un basso profilo. Strategie.

Per il titolo di miglior attore protagonista, la corsa all’Oscar se la giocano invece i candidati all’uninominale, pronti a sfidarsi nell’uno contro uno fino all’ultimo voto. Nel collegio cittadino della Camera, su undici candidati in nomination ci sono anche l’assessore di Reggio Emilia, Mirko Tutino, in quota Liberi e Uguali, e soprattutto il ministro alle Infrastrutture, Graziano Delrio, che un premio sembra già averlo ottenuto. Quale? Quello per la miglior fotografia. È suo il manifesto elettorale più diffuso. Ed è suo il manifesto elettorale più discusso. Non solo per il colore che vira verso il bianco e nero. Ma anche per quel gioco vedo-non-vedo che sembra oscurare il simbolo Pd e degli alleati.

Al Senato? Un ruolo da protagonista è pronto a giocarselo il candidato M5s, Marco Montanari, in corsa all’uninominale della Provincia. E che dire di Sergio Leoni, candidato Pri-Ala nel collegio di Reggio? Sorprese potrebbero anche arrivare da Cesare Galantini di Liberi e Uguali.

Quanto alle nomination per la migliore attrice femminile, la sfida è più che mai agguerrita. Il motivo? L’alta presenza di quote rosa in lista. A cominciare da Maria Edera Spadoni, candidata M5s nell’uninominale cittadino, e dalla leghista Agnese Zaghi, candidata nello stesso collegio per la coalizione di centrodestra. Oppure Barbara Castiglioni, in corsa con Potere al Popolo. Al collegio cittadino della Camera, su undici candidati sei sono donne. Al collegio della provincia salgono a sette, fra le quali Rossella Ognibene (M5s), Caterina Albicini (Popolo della Famiglia), Nunziatina Castro (Potere al Popolo), Antonella Incerti (Pd), Maura Catellani (Lega) e Donatella Prati (Leu). Numeri simili anche al Senato, dove le candidature totali salgono a dodici. Nell’uninominale della provincia, le donne sono sette. In quello cittadino sono otto. Fra i nomi, in ordine sparso, Maria Saponara e Claudia Bellocchi (Lega), Gabriella Meo (Leu), Margherita Becchetti (Potere al Popolo), Maria Laura Mantovani (M5s) e Vanna Iori (Pd). Tre donne su quattro sono in campo anche per Casapound.

L’Oscar agli effetti speciali spetta invece a Forza Nuova. Per mesi sulle pagine di cronaca nazionale, fra saluti romani e inni a Mussolini, qui a Reggio sono praticamente spariti. A tal punto da scegliere deliberatamente di non fornire le foto dei propri candidati. Fuori dai radar, e senza fornire foto, anche i candidati delle Destre Unite. In tema di antifascismo, per l’Oscar al miglior cortometraggio non c’è gara. Trionfa infatti Dario De Lucia, il consigliere comunale Pd, che non è candidato. Ma che con il suo post su Piazzale Loreto e Giorgia Meloni – pubblicato, segnalato e rimosso – è riuscito nell’impresa di mettere tutti d’accordo in un batter di ciglia, destra e sinistra. Tutti contro di lui. Ci vuole talento.

La miglior canzone, invece, va da sé. E non poteva che essere “Fin che la barca va” di Orietta Berti, colonna sonora dell’inizio di questa campagna elettorale per il M5s, dopo l’endorsement radiofonico dell’usignolo di Cavriago al candidato premier M5s, Luigi di Maio, durante la trasmissione “Un giorno da pecora”. Proprio in casa M5s potrebbe giocarsi tutta la partita del miglior costume: sull’esempio di Di Maio, c’è chi sembra abbia già indossato i panni di chi guiderà il Paese, salvo dover fare ancora i conti con il voto degli elettori. Audaci.

E il Pd? Nel caso in cui i risultati siano sotto le attese – o più semplicemente sotto il voto che ottenne Bersani nel 2013 – per la statuetta al miglior trucco potrebbe non aver rivali. In caso di sconfitta alle urne, dovrà infatti ricorrere al trucco migliore che conosca il segretario provinciale, Andrea Costa (anch’egli non candidato), per nascondere i malumori che da sempre regnano sovrani fra renziani e minoranze. A Roma come a Reggio.

La miglior sceneggiatura? Perché non darla a Matteo Riva? Nato sotto l’egida ciellina e democristiana dello zio ex ministro Folloni, per poi transitare a sinistra nel Pdci e passare per Idv e Centro Democratico, l’ex consigliere regionale reggiano del gruppo misto è candidato per la circoscrizione estero. Ed è lui il factotum delle liste dei Repubblicani e dei verdiniani di Ala, dove ha messo candidati reggiani in molti collegi della regione. Compresa la moglie del fratello, Jessica Veronica Padilla, in corsa per il miglior film straniero insieme a Georgios Apostolou (Partito Comunista). In corsa per le statuette che contano, ovviamente, non possono mancare i ministri. E a Reggio in campo ce ne sono due: Andrea Orlando e Valeria Fedeli, candidati rispettivamente al plurinominale cittadino della Camera e in quello del Senato, pronti a tornare sul red carpet, elettori permettendo. Non resta quindi che mettersi comodi. E aspettare l’esito del voto. In fondo è solo politica. (e.spa.)
 

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