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Dal flash mob al corteo: torna lo sciopero globale

di Chiara Cabassa
Dal flash mob al corteo:  torna lo sciopero globale

Reggio Emilia: giovedì 8 marzo, per l’intera giornata, si svolgeranno iniziative, incontri, assemblee. L’associazione Non Una Di Meno in piazza per dire no alla violenza sulle donne 

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REGGIO EMILIA. Flash mob in una piazza del Monte invasa dalla neve ma liberata, nel giorno del silenzio, dai banchetti elettorali. Quello andato in scena ieri mattina è stato un primo importante passo nel percorso di avvicinamento all’8 marzo. Quando, per il secondo anno consecutivo, a Reggio Emilia come in decine di città italiane e in oltre 70 Paesi in tutto il mondo, scatterà la chiamata allo sciopero globale organizzato per dire no alla violenza di genere in tutte le sue molteplici forme in cui si manifesta e, allo stesso tempo di passare dalla denuncia individuale a quella collettiva. Nella nostra città, a organizzare la mobilitazione, è Non Una Di Meno a cui aderisce anche la Rete nazionale dei centri antiviolenza (D.i.Re.) e naturalmente l’associazione Nondasola che a Reggio dal 1997 gestisce la Casa delle Donne.

Le grandi assenze. Con il flash mob di ieri mattina si è voluto provocatoriamente dare una svolta fucsia (questo il colore simbolo della mobilitazione femminista) alla toponomastica di piazza del Monte. Cinque le nuove vie comparse nella piazza dedicate ad altrettante ex partigiane reggiane: Lucia Sarzi (Margherita), Carmen Zanti (Paola), Oriele Pelati (Ora), Anita Malavasi (Laila) e Zelina Rossi (Anna). Donne e combattenti. «In un periodo – sottolinea Carmen Marini del direttivo di Nondasola – nel quale si registrano rigurgiti antifascisti, vogliamo sottolineare come quella ideologia è stata doppiamente discriminatoria nei confronti delle donne». E sulle peculiarità delle discriminazioni di genere si sofferma anche la presidente di Nondasola, Silvia Iotti: «Sono discriminazioni che si costruiscono a poco a poco e silenziosamente. Poi, sembra accada all’improvviso ma così non è, le discriminazioni esplodono nell’organizzazione del lavoro, nel dominio dei corpi... peccato che spesso ce ne accorgiamo solo di fronte alla “discriminazione finale”, il femminicidio».

Lo sciopero. «L’8 marzo – spiega Carla Ruffini del coordinamento Non Una Di Meno – ancora una volta porteremo in piazza i temi di cui abbiamo parlato in questo ultimo anno e mezzo in assemblee, incontri, manifestazioni e lotte nazionali. Al centro della manifestazione sarà lo sciopero globale delle donne: una giornata di lotta e di mobilitazione il cui senso è invitare le donne, e gli uomini se vorranno farlo, a scioperare dal lavoro produttivo e riproduttivo, nel senso di astenersi anche dal lavoro gratuito, non pagato, quello di cura. Tutto questo per prendersi una giornata nella quale pensare a come questo movimento femminista internazionale possa coinvolgere sempre più donne nella lotta per determinare profondi cambiamenti in questa società. E alla sera, dopo una lunga serie di iniziative, confluiremo tutte insieme in piazza Martiri per gridare il nostro no alla violenza in tutti i luoghi e in tutte le forme in cui si manifesta e per dire che noi ci siamo per una società migliore».

L’hashtag. #WeTooGether, #NoiInsieme perché #Ioticredo. Questa l’hashtag della manifestazione a cui aderisce la rete nazionale dei centri antiviolenza. «Prevenire la violenza – si legge nel loro documento di adesione – fermare la mano dell’uomo che colpisce una donna solo perché la considera suo possesso, o perché non riesce ad accettare le sue legittime decisioni autonome, richiede però un lavoro molto più corale. Il primo passo è riconoscere la forza delle donne, credere alle loro parole quando denunciano prendendo sul serio il rischio che corrono. Il secondo passo è superare la discriminazione di genere. Finché persisterà questa disparità oggettiva (nelle carriere, nelle retribuzioni, nella partecipazione politica, nella rappresentazione mediatica) gli uomini continueranno a sentirsi legittimati ad abusare delle donne».

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