Gazzetta di Reggio

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Spacciatori arrestati dall’antiterrorismo

di Enrico Lorenzo Tidona
Spacciatori arrestati dall’antiterrorismo

La Dda indaga su un combattente dell’Isis e scopre un giro di droga sulla via Emilia: in manette un pizzaiolo di San Maurizio

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REGGIO EMILIA. C’è un filo rosso che lega l’Isis e lo spaccio di droga a Reggio. A tenderlo è stato un uomo arruolato nelle file dello Stato Islamico e morto nel teatro di guerra siro-iracheno. I suoi fratelli sono spacciatori di droga attivi lungo la via Emilia, messi sotto la lente dalla Dda di Bologna, competente oltre che per i reati di mafia anche per quelli di terrorismo. Le investigazioni hanno portato all’arresto ieri mattina di quattro nordafricani: un’operazione messa a segno dai Ros (raggruppamento operativo speciale dell’Arma) con i carabinieri di Reggio Emilia, Modena e Bologna.

Con l’operazione chiamata “Il Cammino” è stata data esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Bologna su richiesta della procura distrettuale felsinea, nei confronti dei quattro marocchini indagati per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina e hashish. Uno di questi, Abdellatif Dahibi, 48 anni, è residente a Reggio Emilia, più precisamente a San Maurizio, dove vive da solo dal 2014. Prima di allora risultava residente a Modena. L’accusa mossa dalla procura è quindi di spaccio, ma rientra nel novero delle indagini avviate per l’ipotesi di associazione con finalità di terrorismo nei confronti del foreign fighter Younesse El Amrani. Un combattente che l’indagine ha accertato essere stato effettivamente appartenente al sedicente Stato Islamico (Is o Isis), finché non è morto nel febbraio 2016 durante i combattimenti in Medio Oriente.

Da lì sono stati tracciati i movimenti e le responsabilità dei suoi fratelli Khalil El Amrani (anni 32) e Yassin El Amrani (anni 36), nonché i connazionali Abdelhak Bahoune (anni 35 residente nel bolognese) e Dahibi, il componente “reggiano”, raggiunto ieri dalla misura nel carcere di Modena dove era già detenuto per altro reato. Originario di Casablanca, non aveva un lavoro fisso ma risulta che avesse fatto il pizzaiolo, mantenendo sempre un profilo piuttosto basso. Lo spaccio di droga è avvenuto in provincia di Bologna nel periodo comprese tra il 2015 e il 2016.

In verità i due indagati Khalil El Amrani e Yassin El Amrani, già domiciliati nel bolognese, tra la fine di maggio 2017 e l’inizio del 2018, erano già stati espulsi dall’Italia e rimpatriati in Marocco, il primo in via amministrativa ed il secondo come misura alternativa alla detenzione. L’arresto quindi non è stato concluso essendo già stati espulsi.

L’operazione è segno dell’alta attenzione tenuta dalla procura distrettuale su tutto il territorio emiliano anche in materia di antiterrorismo. Le indagini incrociate permettono infatti di legare spesso reati comuni a esponenti del terrorismo anche internazionale, compreso quello di matrice islamica. All’attenzione degli investigatori della procura ci sono anche i rapporti di parentela e di conoscenza così come i canali di approvvigionamento finanziario assicurato dall’Italia verso i miliziani all’estero.

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