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«Diaspora Pd, Reggio l’antidoto»

di Massimo Sesena
«Diaspora Pd, Reggio l’antidoto»

Il sindaco Luca Vecchi: «Occorre una fase ricostituente di quella che era la nostra comunità»

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REGGIO EMILIA. A vederle dall’ufficio di Luca Vecchi, anche con l’”occhio lungo” di chi guarda alle amministrative del 2019, queste Politiche sembrano un groviglio di paradossi. Nazionali ma anche locali.

Il primo paradosso lo sottolinea lo stesso primo cittadino di Reggio commentando i risultati.

«I risultati di queste elezioni ci consegnano una vittoria netta e chiara del Movimento 5 Stelle e del centrodestra. E una sconfitta altrettanto netta e chiara del centrosinistra. E questo nonostante proprio il centrosinistra abbia governato l’Italia per 5 anni, riconsegnando ora a chi andrà al governo un Paese migliore». Un paradosso, non v’è dubbio.

Come un paradosso - questa volta locale - è quello di cui Vecchi nega persino l’esistenza ma che pure in queste settimane ha aleggiato proprio su di lui. Se il Pd di Renzi avesse fatto un risultato molto diverso da quello di queste ore, allora qualcuno a Reggio - nella nutrita schiera dei renziani - avrebbe potuto in qualche modo contendere la poltrona di sindaco a Vecchi, alla scadenza del suo primo mandato. Questa batosta invece, sembra scongiurare fronde, almeno all’orizzonte. Non solo: ma allontana anche una ventilata resa dei conti tra il Pd e i transfughi che hanno dato vita a Liberi e Uguali e che a Reggio sono in maggioranza nel comune capoluogo.

«Credo - dice Vecchi - che il Pd debba dar vita a una fase ri-costituente, per andare a ricostruire una comunità che oggi non c’è più. Penso al centrosinistra, che qui a Reggio c’è ancora, grazie a una alleanza tra il Partito democratico e Liberi e Uguali, una alleanza che funziona perché risponde alle esigenze del territorio, senza nascondere difficoltà e problemi che anzi vanno affrontati».

Invero, con Liberi e Uguali però la campagna elettorale è stata senza esclusione di colpi.

«Alla fine però non ha portato quello che gli amici di LeU si aspettavano: hanno scosso l’albero del Pd ma i frutti che cadevano li hanno colti altri».

E lei se l’aspettava questa fuga verso M5S e verso un centrodestra a trazione leghista?

«Non con queste dimensioni, non c’è alcun dubbio che le proporzioni di questa sconfitta siano importanti».

Sindaco, nel suo esaltare il modello Reggio leggo una critica al Pd nazionale.

«Nessuna critica ad personam, non credo che in quel che è accaduto la responsabilità possa essere attribuita a uno solo. Gli errori però ci sono stati, non v’è dubbio...».

Ad esempio?

«Ad esempio nel leggere la crisi che ha attraversato il Paese. Il Pd ha apportato correttivi importanti, ha riconsegnato un paese vivo dopo averlo ereditato sull’orlo del default. E tuttavia, non basta dire c’è la ripresa, soprattutto se non si colgono gli allarmi di quella parte di paese che dalla ripresa non è toccata. Va bene esaltare chi ce l’ha fatta, a patto che non ci si dimentichi di chi vive in una condizione di fragilità, di povertà».

Ora quale scenario vede per il Paese?

«Ora chi ha legittimamente vinto le elezioni ha il dovere di governare. Che peraltro significa tradurre in pratica una serie di promesse che in larga parte sono irrealizzabili. Penso al reddito di cittadinanza per tutti proposto dal Movimento 5 Stelle».

E il Pd?

«Va all’opposizione, ripartendo alla ricerca di quella comunità che si è dispersa e che un tempo era tutta qui. Il Pd è quel partito che governa città che funzionano, il Pd è quella forza che ha preso un paese che rischiava la bancarotta e tutti i giorni faceva i conti con lo spread a 500 punti e oltre. Ora c’è da ricostruire un rapporto con gli elettori».

massimosesena. ©RIPRODUZIONE RISERVATA



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