Maxiprocesso, oggi riapre l’aula bunker
Dopo un mese di stop si entra nel vivo. Tra i nodi in sospeso intercettazioni, integrazioni e tempistica
REGGIO EMILIA. Ricomincia oggi, dopo lo stop di un mese, il maxiprocesso Aemilia. Una ripartenza densa di questioni in sospeso e di incognite: c’è parecchia carne al fuoco e la corte presieduta dal dottor Francesco Maria Caruso (ex presidente del tribunale di Reggio, ora distaccato a Bologna) dovrà fare il punto su alcuni aspetti che determineranno l’andamento del dibattimento, in procinto di entrare nel vivo, da qui fino alla conclusione prevista prima dell’estate. Sul tavolo è rimasto il nodo intercettazioni: la sospensione infatti era stata decisa per consentire ai periti del tribunale di consegnare tutte le trascrizioni delle intercettazioni. In totale, tra intercettazioni telefoniche, ambientali, in auto e dei colloqui in carcere degli imputati, sono state prodotte circa 51mila pagine di trascrizioni, 35mila quelle connesse al dibattimento. Un’impresa titanica, per la quale è stata necessaria una ridistribuzione tra i periti, i quali – su precisa domanda della difesa – hanno precisato di essere stati affiancati per la trascrizione da calabresi che conoscono il dialetto cutrese. Fra l’altro fin dall’inizio dei lavori in aula gli avvocati difensori hanno chiesto di avere i file audio, e non le trascrizioni, delle deposizioni dei collaboratori di giustizia ascoltati in questi mesi, finora senza successo.
Un altro nodo è costituito dai pentiti, soprattutto Antonio Valerio e Salvatore Muto, che hanno svelato diversi retroscena dentro e fuori il carcere dal 2015 ad oggi, facendo scattare tronconi d’inchieste bis, come quella dietro alle sbarre su «inquinamento probatorio e intimidazioni dei testimoni» o quella sui nuovi reggenti pro tempore. Rivelazioni che hanno determinato, il 9 febbraio scorso, il deposito da parte del sostituto procuratore Beatrice Ronchi di «integrazioni e precisazioni». Ad aggravarsi è la posizione di una cinquantina di imputati, con contestazioni aggiuntive e cambi d’imputazione “in corsa” per alcuni degli imputati, tra gli altri Gaetano Blasco, Gianni Floro Vito, Antonio Floro Vito, Antonio Muto, Salvatore Muto. Anche su questo gli avvocati difensori hanno già manifestato la loro opposizione e promettono ostruzionismo.
Infine c’è l’incognita tempo. L’aula bunker dovrebbe rimanere fino al 31 maggio, data fissata in precedenza per mettere la parola fine. Ma la clessidra scorre e l’ipotesi ventilata di aumentare il ritmo delle udienze a tre giorni la settimana non è ancora tramontata. (am.p.)
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