Gazzetta di Reggio

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Pedofilo giudicato con rito abbreviato

di Elisa Pederzoli
Pedofilo giudicato con rito abbreviato

Udienza preliminare per il 21enne reo confesso dell’abuso di un 13enne. La sua liberazione aveva fatto discutere

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BASSA REGGIANA. Sarà giudicato con rito abbreviato il pakistano reo confesso della brutale violenza sessuale commessa la scorsa estate ai danni di un ragazzino connazionale, avvenuta in un centro della Bassa reggiana. Ieri mattina, davanti al giudice Luca Ramponi, si è tenuta l’udienza preliminare, dove l’uomo è difeso dall’avvocato Domenico Noris Bucchi. L’accusa è rappresentata dal pm Maria Rita Pantani.

Il primo atto del processo contro il giovane è stata la costituzione di parte civile del l’Unione dei Comuni (rappresentata dall’avvocato Marco Scarpati), della piccola vittima con la sua famiglia e della Caramella Buona (rappresentati dall’avvocatessa Monica Nassisi). L’udienza è stata rinviata al 26 marzo prossimo, data in cui inizierà la discussione. E momento durante il quale la difesa ha già annunciato di voler interloquire proprio sulle parti civili.

Ad assistere all’udienza ieri c’era il fratello della giovane vittima, ma anche il presidente della Caramella Buona, Roberto Mirabile, che da anni si occupa della difese delle giovani vittime di pedofilia. E che fin dal primo momento in cui la vicenda è venuta alla luce, ha affiancato la famiglia in questa battaglia. «Siamo qui per la verità e per avere giustizia – sono le parole di Mirabile –. Purtroppo, il rito abbreviato permetterà lo sconto di un terzo della pena. Noi siamo sempre stati contro questo meccanismo premiale per reati gravi, perchè è una ulteriore offesa per la vittima».

La vicenda della piccola vittima abusata della Bassa è un episodio che ha scatenato non poche polemiche, per i risvolti giudiziari che ha avuto. In particolare, per la decisione del gip Giovanni Ghini che, dopo l’arresto su ordinanza del giovane e la confessione durante l’interrogatorio di garanzia in cui ammetteva la violenza sostenendo che il ragazzino - con deficit cognitivi - fosse consenziente, lo liberava dagli arresti domiciliari (dopo che i connazionali che lo ospitavano saputo dell’accaduto non lo volevano più avere in casa) e imponeva la sola misura dell’obbligo di firma e il divieto di avvicinamento alla vittima.

All’attenzione della procura c’è stata anche la testimonianza di un connazionale che ha raccontato altri due episodi avvenuti in Pakistan, che avrebbero indotto per questo il giovane a emigrare.

Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, aveva avviato un’azione disciplinare nei confronti del gip, mentre il Csm stava valutando se esistano gli estremi d’incompatibilità ambientale o funzionale. Dopo la liberazione, il pm aveva impugnato ed era intervenuto il Tribunale della libertà di Bologna che ha ritenuto il pakistano «persona oltremodo pericolosa» tanto da meritare il carcere.

Alla fine, il giovane reo confesso era tornato in cella per sua scelta, rinunciando a impugnare in Cassazione il provvedimento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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