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Rossi eletto, lascia la Regione

Rossi eletto, lascia la Regione

Il sottosegretario passa a Ferrara: «Darei il seggio per un risultato diverso del Pd»

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REGGIO EMILIA. «Partiamo da un presupposto: rinuncerei volentieri al mio seggio per un risultato diverso del Pd. Il partito viene prima di qualunque questione personale. Nei prossimi giorni, in accordo con il presidente Bonaccini, rassegnerò le dimissioni». Era candidato al terzo posto, dopo Piero Fassino e Paola De Micheli, nel listino plurinominale di Modena-Ferrara: una posizione considerata quasi ineleggibile.

Ma il misterioso meccanismo del Rosatellum bis, fatto di pluricandidature e calcoli infiniti, ha consentito l’ingresso in parlamento anche del settosegretario alla Regione, Andrea Rossi, ex sindaco di Casalgrande e soprattutto responsabile organizzativo del Pd nazionale.

Mancano i dati ufficiali. Ma la partita in realtà sembra già chiusa. Di fronte alla sempre più probabile elezione, tuttavia, per Rossi c’è ben poco da festeggiare.

Non solo per la debacle del Pd. Ma anche per le dimissioni di Matteo Renzi dalla segreteria nazionale: «Mi sembra abbastanza naturale che con le dimissioni di Renzi siamo tutti dimissionari come gruppo dirigente. Le dimissioni verranno ratificate in direzione, la prossima settimana, e nell’assemblea che si terrà in aprile. Il Pd di Renzi? Non credo sia questo il tema. Esiste un Pd che in questi anni, seppure stia scontando ora un risultato elettorale negativo, è stato un perno fondamento della crescita e dello sviluppo di questo Paese. Non è il risultato elettorale a scalfire tutto questo».

Rossi ammette tuttavia che la sconfitta del Pd ha proporzioni storiche. In Italia, in Emilia e a Reggio: «Il dato di Reggio è in linea con quello nazionale e regionale. Di fronte a un evidente crollo, Reggio e l’Emilia non sono esenti: non esiste più una zona più protetta rispetto ad altre, nonostante le elezioni ci restituiscano quattro parlamentari reggiani, facendo di Reggio una delle province più rappresentate in Parlamento».

Per Rossi, «l’altro dato positivo è che il Pd di Reggio Emilia sicuramente ha avuto una tenuta superiore al resto della media italiana, come radicamento e come presenza. Ma stiamo commentando comunque una chiara sconfitta, con la vittoria del centrodestra e del M5s, ai quali rivolgo i migliori auguri di buon lavoro. Spero che abbiano la capacità e la forza di garantire un governo».

Quanto alla delusione, «bisogna indagare le ragioni della sconfitta e del perché determinate fasce generazionali, soprattutto fra i 25 e i 50 anni, hanno deciso di girare le spalle alla nostra proposta politica. È un dato preoccupante, perchè si tratta di una fascia generazionale importante e vitale per il Paese. Abbiamo avuto anche in passato momenti altrettanto difficoltosi. Ma questo partito ha le carte in regole per rialzarsi: ha un gruppo dirigente diffuso, fatto di sindaci e amministratori regionali. È una bella comunità e la nostra forza continuerà ad essere il radicamento territoriale». Al posto di Rossi, in consiglio regionale, è pronto a scaldarsi Ivan Malavasi, primo dei non eletti, ex presidente nazionale della Cna e padre di Ilenia, sindaco di Correggio vicepresidente della Provincia. (e.spa.)

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