Gazzetta di Reggio

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Atti sessuali nelle lezioni di equitazione

di Ambra Prati
Atti sessuali nelle lezioni di equitazione

L’insegnante 65enne deve rispondere di una serie di reati. Ad accusarlo, tre ragazze minorenni per sei distinti episodi

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CASTELNOVO MONTI. Le lezioni pomeridiane di equitazione erano il suo “terreno di caccia” preferito, la finestra temporale della quale approfittava per individuare le vittime, allontanare i compagni con qualche scusa e rimanere solo con la prescelta di turno. È uno dei particolari che emergono dal fronte accusatorio sulla tremenda vicenda dell’insegnante di 65 anni, docente di tecnica e informatica in un istituto di Castelnuovo Monti, che svolgeva anche lezioni di equitazione, aperte a ragazze e ragazzi.

Il professore, incensurato e ora agli arresti domiciliari, è accusato di una serie di reati pesantissimi: tentata violenza sessuale, violenza sessuale aggravata, violenza privata e stalking.

La rispettabilità dell’insegnante è stata incrinata dalle accuse di tre ragazzine: la prima, all’epoca dei fatti già 14enne (quindi non sussiste l’aggravante dei reati su persone con meno di 14 anni); le altre due di 15 anni. Con due vittime, compresa la più piccola, la violenza sessuale è stata consumata; con l’altra, solo tentata. Sempre secondo l’accusa.

A scoperchiare la vicenda, che ha scosso il capoluogo montano, è stata una 15enne assillata da continui messaggini nei quali il professore la adulava («sei bellissima», «mi piaci tanto», «lascia il tuo fidanzato») ma le faceva anche ripetute richieste hard, come quella di inviargli foto tramite cellulare di lei seminuda. Un modo assillante e morboso di porsi che avevano indotto nella ragazzina uno stato perdurante di ansia e di paura per la sua incolumità, inducendola a cambiare abitudini: ad esempio, non andava più in bagno se non accompagnata, per il timore di trovarsi sola con lui, che una volta aveva tentato di piegarla ad un rapporto orale (da qui la tentata violenza). Finché la 15enne, confrontatasi con le altre due vittime, e forse temendo la medesima sorte, si è confidata con la madre, dando vita all’esposto in caserma.

Nell’esposto sono sei le condotte delittuose addebitate al maturo insegnante. Il copione era sempre lo stesso. L’esito dipendeva dalla prontezza di riflessi dalle studentesse. In un episodio il docente si era messo spalle al muro, abbassandosi i pantaloni. In un altro, si era limitato a palpeggiare il fondoschiena. Fino ad arrivare all’episodio più terribile, quando la 14enne era stata portata in una casetta di legno, legata ai polsi e alle caviglie e costretta a subire il sesso, sempre secondo la tesi accusatoria. Le deposizioni delle tre ragazzine sono state raccolte dai carabinieri, e nei prossimi giorni il pm Stefania Pigozzi procederà all’audizione protetta in sede di incidente probatorio. Dopo l’ordinanza d’urgenza, la Procura intendere svolgere indagini supplementari: ulteriori approfondimenti investigativi, volti a delineare in modo più circostanziato gli addebiti. Al momento non si esclude che ci possano essere altre vittime. Un altro aspetto che l’accusa intende chiarire è da quanto tempo quel docente si lasciasse andare a comportamenti hard. La dirigenza scolastica, anch’essa sotto choc, era all’oscuro: il docente era stimato.

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