I renziani non demordono «Giusta la scelta di Matteo»
Manghi, Tagliavini, Gazza e Tellini: tutti allineati con il segretario dimissionario «Il Pd deve stare all’opposizione, nessuno spazio per alleanze con M5s e Lega»
REGGIO EMILIA. Allineati e coperti. I renziani della prima ora difendono la scelta del segretario Matteo Renzi di rassegnare le dimissioni in maniera differita, anziché lasciare subito la guida del partito. Tutti d’accordo nel sostenere che «il Pd deve stare all’opposizione». E, come ha detto Giammaria Manghi, «il Pd in questi anni ha già dato, tocca a M5s e Centrodestra trovare i numeri per fare il governo». Tutti anche d’accordo nel sostenere che «le dimissioni di Renzi sono vere».
Come dice il referente dell’area renziana Massimo Gazza, che aggiunge: «La fase non è delle più semplici e il segretario credo che abbia la responsabilità di gestire anche questa fase. Anche perché non vedo alternative credibili a una continuità se non la creazione di un gruppo di dirigenti allargato. Non mi pare ci siano le condizioni per una soluzione del genere» Poi Gazza va oltre e dice: «Anche l’accanimento per questa scelta di Renzi mi sembra eccessivo. Vedo il mondo politico che si concentra su questo aspetto, quando invece sarebbe il momento di una riflessione profonda. Non è che spostato Renzi si sono risolti i problemi del Pd o del centrosinistra. È una fase di transizione e non ritengo scandaloso che sia gestita dal segretario in carica».
Stesso giudizio da Andrea Tagliavini, vicesegretario Pd provinciale per area Renzi: «Le dimissioni del segretario – sostiene – sono vere. Con il risultato elettorale sotto le aspettative, ha fatto bene a rassegnare le dimissioni per consentire l’apertura di un dibattuto che avverrà negli organi di partito e con gli iscritti in un nuovo congresso. Bisogna avviare una fase costituente del profilo identitario del Pd. Per far questo, condivido la scelta di posizionare il Pd all’opposizione rispettando il volere degli italiani. L’esito delle elezioni consegna a due forze politiche, M5s e Lega in particolare, la responsabilità di guidare il Paese ricreando una maggioranza per fare un governo, come ha fatto il Pd nel 2013».
Per Tania Tellini della segreteria provinciale Pd, «Renzi è un segretario democraticamente eletto, segue lo statuto del Pd e ha aperto una fase congressuale. Se avesse rassegnato le dimissioni direttamente, si sarebbe aperta nel partito una fase di anarchia. Al di là della rabbia, dei giustizialismi e delle critiche assolutamente legittime da parte di chi ha contestato la sua scelta. E senza negare sconfitte e responsabilità il suo dovere è quello di accompagnarci alla fase congressuale».
Più politica la riflessione di Giammaria Manghi, presidente della Provincia: «Renzi – afferma – si è dimesso e ha detto pubblicamente che prende atto del risultato, ma ha fatto anche un passaggio in più dicendo che lo farà dopo la formazione del governo. Questo sottende un dato politico: probabilmente nel Pd c’è qualcuno più possibilista verso posizioni di sostegno a un governo con Di Maio e Salvini, che per farlo devono andare a cercarsi i voti. Quello che mi interessa oggi è che il Pd stia all’opposizione. Hanno vinto forze politiche antisistema e noi non possiamo stare con loro al governo. Chi vince ha diritto di governare. Il Pd ha dimostrato per sei anni di essersi assunto grandi responsabilità, adesso il bandolo è in mano a M5s e al centrodestra».
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