Maramotti si sfila: «Cupio dissolvi»
L’assessore su Facebook per la prima volta contro Renzi. E la collega Montanari le risponde
REGGIO EMILIA . Usa il termine latino “Cupio dissolvi”, che indica una volontà di annullamento di sé. E chiede le dimissioni di Renzi. I primi segnali dello scontro fra renziani e minoranza Pd emergono anche nella giunta Vecchi. A un post critico per la scelta di Renzi di rassegnare le dimissioni differite, scritto a sorpresa da Natalia Maramotti, la prima tra i renziani reggiani a chiedere le dimissioni subito dell’ex premier, arriva la replica al vetriolo della collega Valeria Montanari (orlandiana e prima bersaniana) che scrive: «Cara Natalia, ma non eravate tutti carichi per il nuovo e la rottamazione? Ho visto un altro film io dentro al Pd in questi anni?». La sua critica Natalia Maramotti l’aveva affidata subito dopo i risultati elettorali a un post su Fb, nel quale ha scritto: «Sto pensando che si perdono voti, si perdono iscritti, quando le volontà dei componenti di una comunità di destino qual è un partito sono ininfluenti perché tutto è affidato alla “cupio dissolvi” di un sol uomo. Complimenti, in questo modo si favoriscono le ragioni della diaspora generata anche dalla convinzione che i gruppi dirigenti siano una casta inamovibile». Parole che a tratti possono apparire criptiche, ma che non sono certo uno sfogo dovuto alla delusione. Un giudizio che Maramotti ha ribadito anche ieri sottolineando «che di fronte a una nuova sconfitta è un segno di responsabilità fare un passo indietro e aprire una fase di gestione collegiale». Ho anche l’impressione, ha aggiunto, «che questa emorragia di voti, andata verso i 5 Stelle, ci segnala che c’è assolutamente bisogno di far contare non solo gli elettori, ma anche gli iscritti. Bisogna sconfiggere la tendenza oligarchica di mettere a disposizione decisioni cotte e mangiate. Si potrà obbiettare sul come il M5s coinvolge la sua base, ma la base decisionale la allargano. Così come in Germania per decidere sulla grande coalizione la parola è stata data agli iscritti. Al Pd serve una fase di rigenerazione. Un forte shock, quando si pensa di aver toccato il fondo, è una buona occasione per rifondare e fare uno scavo sulle ragioni di quel risultato con molta durezza e onesta. Solo così si può avere un seguito tra le tante persone che hanno posizioni di centrosinistra». (r.f.)
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